Procede l'iter del concordato che prevede l'alienazione dei beni della società pubblica, che ha accumulato oltre 33 milioni Il piano di concordato è stato depositato lo scorso 9 febbraio e a giugno dovrà passare al vaglio dei creditori. Se sarà approvato, per le Terme di Salsomaggiore e di Tabiano si chiuderà un'epoca: quella del termalismo pubblico, sostenuto dal sistema sanitario nazionale, fino a pochi decenni fa in grado di far fiorire alberghi e attività intorno agli stabilimenti tanto che i paesi si fregiavano della parola "Terme" nel nome perché quello era il loro tesoro e la loro ricchezza. Di quanto poco sia rimasto di quella ricchezza a Salsomaggiore si è detto tanto. Le terme, cedute alla fine degli anni Novanta dallo Stato agli enti locali, negli ultimi dieci anni hanno visto aumentare i debiti e diminuire gli arrivi, fino ad arrivare sull'orlo del fallimento con un buco di oltre 33 milioni di euro. L'unico modo per scongiurare il crac, ricorda il presidente della Provincia e sindaco di Salso Filippo Fritelli, era puntare sul concordato preventivo e sulla privatizzazione. Ed è questo l'iter che oggi si sta percorrendo in tribunale. Non senza polemiche politiche, perché c'è chi non vede di buon occhio la vendita dell'intero patrimonio della Spa pubblica, partecipata al 60 per cento dal Comune di Salsomaggiore, al 23 per cento dalla Regione Emilia Romagna e al 17 dalla Provincia di Parma. Ma i tentativi di privatizzazione in bonis, perseguiti dal 2001 fino all'anno scorso, sono andati a vuoto. Il piano di concordato proposto dalla società prevede l'alienazione dei beni aziendali per soddisfare i creditori: gli stabilimenti Zoia di Salso e Respighi di Tabiano, la casa di cura Villa Igea, l'hotel Porro e Valentini, la piscina termale Jodium e la palazzina Warowland, il ramo prodotti cosmetici. E, ovviamente, lo storico complesso delle Terme Berzieri, dal 1923 simbolo di Salsomaggiore. Sul Berzieri va fatto un discorso a parte, sottolinea Fritelli: "La gente pensa forse che sarà smantellato e andrà via, ma è chiaro che invece resta lì dov'è. E' una struttura vincolata dalla Sovrintendenza, ma non è solo un museo. Fa parte dei beni aziendali e dev'essere funzionale al termalismo per non rimanere una scatola vuota. Occorre molto denaro per la manutenzione, ma speriamo di riuscire a farlo rinascere e a darlo in gestione". Gli ultimi dati rivelano un aumento dei turisti nel Parmense nel settore termale. Il Berzieri ha di certo grandi potenzialità, ma la sfida sarà trovare gli investimenti necessari per riqualificarlo e rilanciarlo. Rimarrà di proprietà pubblica, invece, il "ramo miniere" che comprende i pozzi delle acque e il sistema di estrazione. Il Comune ne metterà a bando la concessione. Già dall'anno scorso i privati hanno mosso i primi passi nelle Terme di Salsomaggiore grazie all'affitto di rami d'azienda e degli alberghi, avviati per cercare di salvaguardare i livelli occupazionali. Ciò che si prospetta a partire dal prossimo autunno è la messa all'asta dei beni termali. Il tribunale ha fissato per il 21 giugno l'udienza dei creditori per l'omologa del piano concordatario, e se arriverà l'ok si potrà procedere con le alienazioni. Alla fine del 2014 il debito ammontava a 29 milioni con le banche, più altri 14 tra fornitori e leasing, a fronte di un fatturato di 17,5 milioni. "Un concordato non fa mai piacere, ma è l'unico strumento per un cambiamento economico e culturale - conclude Fritelli - un sistema non può sopravvivere se è assistito, questo è il primo step verso il coinvolgimento dei privati. Ricordo che l'alternativa è il fallimento: il concordato è una procedura a tutela dei beni e dell'occupazione". (maria chiara perri)