HANS Kollhoff è architetto tedesco di rilevante interesse, professore emerito del prestigioso Politecnico di Zurigo e antico frequentatore di Napoli fin dai tempi dei Seminari internazionali di Castel Sant'Elmo degli anni Novanta. Ha progettato grandi opere in molte città europee. Qui a Napoli è in corso di esecuzione la stazione dell'Arco Mirelli della linea 6 della Metropolitana, gratificata dal merito d'avere avuto, ma solo all'inizio, una modica quantità di proteste preventive che invece hanno investito con forme più accese altre stazioni della Metro. Non poteva essere diversamente, perché propone un'architettura composta e adeguata ai luoghi. Ne avevamo bisogno, soprattutto al cospetto della Villa Comunale d'impronta neoclassica nella quale l'architettura moderna aveva mostrato tempo fa il suo volto più stravagante in occasione d'un controverso restauro. Domani pomeriggio alle 15,30, nell'aula magna storica della Federico II al corso Umberto, Kohlloff terrà una lezione introduttiva al master di Progettazione di eccellenza per la città storica giunto quest'anno alla sesta edizione. Il suo intervento segue la lectio di Saskia Sassen. Una scelta positiva, due competenze integrate: una sociologa che si occupa anche dei processi di abbandono dei centri storici e un architetto sensibile alle ragioni della storia dei luoghi. Serviranno entrambi per riprendere le fila d'un progetto di recupero del centro storico di Napoli, luogo difficile per composizione sociale e delicatezza della trama urbanistica, spazio di complesse relazioni e di straordinarie testimonianze artistiche e architettoniche della nostra storia. Non si dà restauro senza interventi sulle cause del degrado, anche e soprattutto sociale. Non si dà rinascita sociale dentro un ambiente fisico degradato. Si prova disagio a ripetere questa ovvietà, ma mai la programmazione politica ha portato a reale sintesi questo problema. Tenta di farlo da anni per la parte disciplinare la Federico II avvalendosi delle competenze espresse innanzitutto dal dipartimento di Architettura. Le prime quattro edizioni sono state dirette da Benedetto Gravagnuolo. Dopo la sua scomparsa è oggi Ferruccio Izzo a coordinare il master che si avvale della collaborazione della rivista internazionale Domus diretta da Nicola Di Battista, delle associazioni degli industriali e dei costruttori e degli ordini professionali degli architetti e degli ingegneri. Partners non accademici, a conferma d'una corretta impostazione del percorso formativo proposto: il sapere scientifico si confronta nel master con la filiera professionale che, come l'università, mette in campo conoscenza, esperienze, risorse. Un'ultima, positiva segnalazione va fatta sul tema specifico che da due anni è al centro delle attività del master: il recupero urbanistico e funzionale della grande insula universitaria che dal Rettifilo sale fino a piazza San Domenico. Fino agli anni Settanta è stata il cuore della cittadella degli studi a Napoli, per citare una felice definizione di Renato De Fusco. Poi, con il decentramento di facoltà e vecchi istituti, tutta l'area ha perso studenti, docenti, attività, funzioni. Ma non ha perso il suo significato, che resta indissolubilmente legato all'istituzione universitaria. Il progetto che il master sta elaborando prevede la creazione di un grande polo congressuale specialistico, l'integrazione e la valorizzazione dei musei scientifici, delle biblioteche e degli archivi. Uno studentato riporterà un cospicuo numero di studenti a vivere gli ambienti e gli spazi di Mezzocannone. Sarà forse il segno più bello della continuità del significato.