CEMENTO e acciaio, solo «per le opere che la storia non ci ha consegnato». Per il resto, l'imperativo deve essere riqualificare, restaurare, rifunzionalizzare. A puntare l'indice contro l'assenza di pianificazione, ancora una volta, è Dino Borri, urbanista e presidente regionale del Fai (Fondo ambiente italiano). Ottantuno incompiute in Puglia nel 2014. Erano 59 un anno prima. «Tra pubblico e privato, la nostra regione sta messa meglio rispetto ad altre del Sud Italia. Basti pensare allo scandalo nazionale della Salerno-Reggio Calabria. Eppure, proprio in tema di strade, non mancano anche da noi esempi negativi». I più preoccupanti? «Mi vengono in mente le infrastrutture, per collegare Bari, città metropolitana, alla Murgia. Altamura, Spinazzola, Minervino: ci sono una serie di strade che finiscono nel nulla. E poi Taranto: da anni mancano all'appello gli ultimi 17 chilometri per collegare il capoluogo regionale a quello ionico». Un problema di fondi? «Non è facile individuare una sola causa, ogni caso ha la sua storia. Mancano le risorse; ci sono leggi fatte male, come quelle sugli appalti, che interrompono continuamente i lavori. C'è però una caratteristica tutta italiana, che è l'assenza di programmazione ». Troppe opere mastodontiche, sovradimensionate rispetto alle reali esigenze? «Un tempo, con la Cassa del Mezzogiorno, si procedeva per lotti, per step di finanziamenti e di lavori, funzionali. Andare avanti per tappe, in maniera modulare, serviva a evitare molti sprechi». Si costruisce, per spendere risorse pubbliche, col timore di perderle? «Spesso i politici hanno necessità di lasciare un segno, a tutti i costi e a tutti i livelli. Si pensa ad avviare un'opera, a tagliare un nastro e poi chi se ne importa se il cantiere non si completa. È la politica dell'effimero, del cogliere l'attimo, che non si interroga sulla gestione, sulla manutenzione. Su come vivrà un'opera, una volta giunta a compimento». Succede solo da noi? «Ci sono esempi virtuosi. L'Inghilterra, in primis. Recupera, restaura, ripara continuamente le opere pubbliche. È come mettere le pezze ai pantaloni. E invece noi siamo ambiziosi e velleitari ». Basta cemento, dunque. «Cemento solo per quello che non ci arriva dalla storia. Per gli aeroporti e per le strade ferrate. Per le grandi infrastrutture. Per il resto, restauriamo l'enorme patrimonio pugliese». Non solo opere incompiute. Anche edifici realizzati, mai inaugurati. «O sottoutilizzati. Penso al museo di Egnatia o a quello archeologico di Santa Scolastica. Nei fatti, non completati, nel senso che manca un'intelligente politica di gestione. Immagini da dolore di cuore, con i reperti disordinati, inaccessibili, disposti in maniera confusa. Insomma, dei finti musei».
"Stop al cemento i politici smettano di inaugurare cantieri inutili"
Dino Borri, urbanista e presidente regionale del Fai, critica la mancanza di pianificazione e la gestione inefficiente delle infrastrutture in Puglia. Esempi negativi includono strade incompiute e mancanti di collegamento, come quelle che collegano Bari alla Murgia e Taranto al capoluogo regionale. Borri sostiene che la mancanza di programmazione e la politica dell'effimero sono responsabili di questi problemi. Invece, esalta l'esempio inglese di recupero e restauro delle opere pubbliche. Borri propone di concentrarsi sul restauro e la gestione efficiente del patrimonio pugliese, piuttosto che costruire nuove infrastrutture.
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