Più che a un tetto, assomiglia a un prato. Però incolto e lasciato abbandonato da parecchio tempo. Via Marzabotto, zona stadio. Il Lazzaretto è qui da oltre cinquecento anni. Era il 1504 quando venne realizzato per volontà della Repubblica di Venezia, sotto la quale si trovava Bergamo. L'obiettivo era costruire un edificio per isolare gli ammalati di peste. E oggi quell'edificio quadrato, 130 metri per 129, vincolato dai Beni culturali, è conservato in modo integrale. Una rarità in Italia e pure in Europa. Alcune parti, però, mostrano non solo i segni del tempo, ma anche quelli dell'incuria. Come il tetto. O meglio, una parte della copertura, quella che si affaccia su via Marzabotto. Le tegole sono coperte dalle foglie, ormai secche, cadute dai platani piantati ai bordi della strada. Anche il canale di scarico delle acque pluviali è pieno zeppo di foglie. E non è difficile immaginare cosa possa succedere quando piove molto. «Posso confermare che questa parte del tetto ha problemi di infiltrazioni d'acqua dice Vittorio Rodeschini, presidente di Bergamo Infrastrutture, la partecipata del Comune che ha in gestione l'edificio . La situazione però è sotto controllo, non l'abbiamo sottovalutata. Abbiamo pulito le gronde a ottobre dell'anno scorso e stiamo cercando di capire come intervenire per sistemare il tetto». Bisogna pulirlo, ma non solo. «Ci sono coppi che scivolano o si rompono dice l'assessore ai Lavori pubblici Marco Brembilla . Il tetto va sistemato». Tra i coppi del Lazzaretto è finito persino un ombrello blu, lanciato lì sopra da chissà chi. E, tutto attorno, ci sono rami secchi e vegetazione cresciuta spontanea su un edificio che racchiude secoli di storia. Qualche filo d'erba esce pure dai mattoni dei camini. «Se l'acqua non scorre lungo il canale si creano allagamenti dice un residente di via Marzabotto che osserva il tetto del Lazzaretto dal suo balcone . Capita anche a casa mia: le foglie dei platani intasano spesso il canale e devo pulirlo diverse volte l'anno». Qualche residente ha segnalato la situazione del tetto all'ex assessore ai Lavori pubblici Alessio Saltarelli, che è stato presidente di questa circoscrizione e ieri è andato a vedere di persona. «Se le foglie non vengono rimosse dice Saltarelli , il pluviale si riempie, l'acqua tracima e la copertura non respira più. C'è il rischio che il tetto marcisca». All'interno del Lazzaretto anche le colonne portano i segni del tempo che passa. La pietra si sfalda, mentre restano buche nella ghiaia. Soprattutto se il giorno prima l'Atalanta ha giocato in casa, visto che per le partite il cortile del Lazzaretto diventa un parcheggio. «Stiamo facendo la manutenzione ordinaria dice Rodeschini , come il taglio dell'erba e la sistemazione della ghiaia. C'è bisogno anche di un intervento sul tetto. La manutenzione straordinaria, però, dovrebbe farla il Comune, non noi. Comunque ne stiamo parlando e stabiliremo presto come intervenire». Sulle scritte che compaiono di continuo sul muro esterno, invece, il Comune ha deciso di non intervenire più. «Non ne posso più di usare i soldi dei cittadini onesti per pulire ciò che gli incivili sporcano dice Brembilla . Non cancellerò più niente, altrimenti il muro pulito diventa una lavagna bianca per i cretini».
BERGAMO - Foglie secche e rami sopra le tegole Il tetto del Lazzaretto perde acqua
Il Lazzaretto, un edificio quadrato di 130 metri per 129, situato a Bergamo, è stato costruito nel 1504 per isolare gli ammalati di peste. Oggi è conservato in modo integrale e vincolato dai Beni culturali. Tuttavia, il tetto è in cattivo stato, con coppe che scivolano o si rompono, e il canale di scarico delle acque pluviali è pieno di foglie. La situazione è sotto controllo, ma ci sono problemi di infiltrazioni d'acqua e la manutenzione straordinaria è necessaria. Il Comune di Bergamo ha deciso di non intervenire più sul muro esterno, dove sono state scritte critiche e offese contro i residenti.
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