Caro Conti, mi permetto di segnalare lo stato pietoso in cui versa Villa Sciarra, un parco pubblico del Gianicolo, che fino ad una trentina d'anni fa era riconosciuto come un vero gioiello..., il salotto di Roma. Adesso, viene veramente da piangere a chi intenderebbe godersi lì serenità e bellezza. A uno degli ingressi di Via Dandolo, esiste una casetta (si suppone, del guardiano) rifatta ultimamente, ma disabitata e murata... E pure, un guardiano ci vorrebbe proprio. Manutenzione dei giardini super zero puntato purtroppo... fontane sporche e senza acqua.... sentieri impraticabili i giorni di pioggia, cancelli che si reggono per miracolo... Una vergogna per una città che si dice «Capitale». C'era una volta un giardiniere che incantava con la sua arte topiaria e il suo estro nel tagliare le siepi. Sarà andato in pensione? Non so se sperare che questo mio sfogo abbia qualche esito, ma non posso non reagire davanti a tale scempio. Anne-Marie Spisso Da anni raccontiamo il lento, inesorabile degrado di villa Sciarra. Tutto cominciò nel 2003 con un dissennato «restauro» che sradicò (a dirlo oggi non ci si crede) il magnifico arco naturale di siepi che collegava l'ingresso di via Calandrelli alla villa stessa. Il modello era probabilmente il grottesco giardinaggio geometrico di monsieur Hulot nel film satirico «Mio Zio». Da allora è stato un progressivo disastro, fino a oggi. Un imperdonabile delitto culturale.