Roma NON SI CAMPA «Peggio dell'Aids, perchè quello almeno ti ammazza. Noi invece siamo vivi, ma non riusciamo a campare». Giovanni D'Amico sfoga l'amarezza, dopo aver ricevuto la notifica di sfratto dall'appartamento di Palermo in cui vive da 34 anni, proprietà della Fondazione Enpam, l'ente previdenziale dimedici e odontoiatri. Ora l'Enpam, seguendo la bolla del mercato, sta per vendere a Pirelli RE e il signor D'Amico non sa con chi prendersela nè cosa aspettarsi. Di una sola cosa è sicuro, di essere «scomodo». La vendita dello stabile, infatti, è solo l'ultimo atto - non ancora l'epilogo - di una tragedia greca in salsa manzoniana, affollata di azzeccagarbugli pavidi e disonesti, assegni che scompaiono, cambi repentini di amministrazione e cause legali, in cui D'Amico ha combattuto suo malgrado, per garantirsi il tetto sopra la testa. Tutto ha inizio nel 1971, quando l'allora dipendente pubblico va a vivere con la moglie nell'appartamento. Lo stabile è grande, 14 piani e 150 appartamenti. Ha addirittura «il lusso di avere tre portieri». Ma quando cominciano a rendersi necessari i primi interventi di ammodernamento e ristrutturazione, per le famiglie cominciano i problemi. «Per anni è stato un edificio con cui ci si sono arricchiti tutti», spiega l'uomo, «arrivavano squadre di operai, spostavano una mattonella, e presentavano conti gonfiati». Dura finchè alcuni inquilini notano stranezze anche nelle fatturazioni del gasolio da riscaldamento - per ogni riscossione arrivavano più bollette con la stessa data - e qualcuno si rifiuta di pagare, conserva le cedole, e decide di intentare causa alla amministrazione condominiale. Anni di attesa, gli inquilini che si tassano per pagare, salvo poi scoprire che l'avvocato aveva intascato senza fare niente. Un nuovo avvocato allora, ma la causa va persa, e i condomini devono pagare. Ma non è ancora abbastanza. Nel 2003 cominciano i lavori di rifacimento di alcuni balconi e facciate, e nella tragedia ci scappa il morto, quando l'impalcatura di quattordici piani appoggiata all'edificio crolla su se stessa uccidendo uno degli operai, un ragazzo di 31 anni che stava lavorando a nero. Ma sono solo gli affittuari a finire «ingabbiati», come racconta D'Amico. Le impalcature vengono infatti ricostruite, ma gli inquilini sono «diffidati » dal mettere piede sul balcone fino a lavori ultimati. Cosa di qualche mese fa, quando comincia l'ultimo atto della vicenda. D'Amico viene infatti a conoscenza della trattativa tra Enpam e Pirelli RE - «gli facevano vedere gli appartamentimigliori, quelli che le famiglie si erano messi a posto da sole » - e assieme ad altri condomini chiede di poter acquistare il proprio appartamento, vantando come «unico » diritto di prelazione 34 anni da inquilino. Comunica con l'Enpam, nelle vesti della società che ne gestisce gli interessi immobiliari sull'isola, l'Imgest Srl, ma non riceve alcun cenno. Qualcosa dalla proprietà però gli arriva: è la lettera di sfratto per morosità nel pagamento di 20 affitti e altre spese condominiali tra il 1997 e oggi: un debito da 11mila e 250 euro. Pagamenti che D'Amico - e altri come lui - ha ingenuamente effettuato con assegno, tramite raccomandata, ma che la proprietà dichiara di non avere mai incassato. Assegni rubati insomma, soldi che nel conto di Giovanni D'Amico non ci sono più e che potrebbero costargli anche la casa - il 18 luglio l'udienza -ma che sicuramente stanno ingrassando qualche criminale.
I miei assegni sono spariti e adesso mi è arrivato lo sfratto
Giovanni D'Amico, un inquilino di Palermo, ha ricevuto una notifica di sfratto dall'appartamento di 34 anni in cui vive. La proprietà, la Fondazione Enpam, sta per vendere lo stabile a Pirelli RE. D'Amico ha combattuto per garantirsi il tetto sopra la testa, ma la causa è stata persa. La vicenda inizia nel 1971, quando D'Amico e la moglie si trasferiscono nell'appartamento. Tuttavia, cominciano a rendersi necessari gli interventi di ammodernamento e ristrutturazione, e i problemi iniziano.
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