Il Parco lancia un pacchetto (a pagamento) di visite guidate e giornate sul mare per 25 persone al giorno. Si intensificano i controlli contro i bagnanti abusivi. Maggiore protezione per flora e fauna delle dune PISA. Finora i visitatori ufficiali venivano rispediti indietro alla sbarra, la visita si fermava sempre a un passo dal sogno, le dune spinose e i fiordalisi marini erano una specie di frontiera insormontabile. Troppo fragile il loro ecosistema, troppo belle e rare ormai per essere sciupate da un turismo che morde, anzi azzanna, e fugge senza lasciare o assorbire nulla di una della riserve naturali più protette d'Europa. L'unico modo per arrivare alle spiagge della tenuta di San Rossore è sempre stato la pirateria, il far west di sdraio e ombrelloni che ogni estate, nelle settimane infuocate di Ferragosto, diventa un assalto incessante per l'area marina. Da due anni l'offensiva ha raggiunto livelli senza precedenti. I guardiaparco, nelle giornate di punta, contano anche 220 imbarcazioni ormeggiate alle scogliere del Gombo o vicinissime alla riva. L'arenile si trasforma in una selva di lettini, teli, borse frigo e soprattutto in un campus balneabile dove 500 persone calpestano nidi di specie rare, una vegetazione fragilissima e soprattutto inquinano, sporcano. Da quest'anno fare il bagno sulle spiagge più incontaminate e selvagge della Toscana però non sarà più un tabù. Il consiglio direttivo del Parco regionale di San Rossore ha appena approvato un progetto che consentirà a gruppi di 25 persone al giorno (escluso il lunedì) di visitare e vivere appieno i quattro chilometri di costa che corrono fra la Stacca di Bocca di Serchio e Le Marinette partecipando ad escursioni lungo i sentieri che attraversano le zone dunali e retrodunali, ma anche di arrivare fino a riva sul dorso di un dromedario, di fare il bagno accompagnati da una guida e da un biologo marino, di partecipare a brevi immersioni, fare snorkeling, incontrare i pescatori e con loro provare gli attrezzi della pesca tradizionale, come le nasse, navigare su catamarani per l'osservazione dei delfini o avventurarsi in gite in canoa, e in canoa percorrere l'Arno, il Serchio o il Fiume Morto e giungere al mare. L'idea principale del progetto, chiamato SOSteniamo la spiaggia, è proprio quella di sperimentare una strada alternativa di tutela e salvaguardia unendola ad una forma di turismo sostenibile e non invasivo. Chi è stato pescato sulle spiagge del Gombo lo sa: le multe sono salate, si va dai 200 euro per chi viene sorpreso in spiaggia, fino ai mille per chi ci organizza falò e grigliate in notturna. Non è raro infatti, anche per molti pisani, organizzare visite abusive in gommone o in barca alla volta di questo tratto di costa incontaminata. D'ora in poi, però, su prenotazione e a pagamento, una giornata di mare a San Rossore non sarà più off limits. "Dimenticati l'ombrellone: scopri un nuovo modo di vivere il mare di San Rossore", è lo slogan con cui viene presentato il piano. Il pacchetto di iniziative ha già un logo. Un brand concepito come una calamita internazionale. In primo piano una tartaruga marina e, appollaiato sul carapace dell'animale, un fratino, l'uccello simbolo della tenuta. Sono gli animali bandiera di questo progetto, che è anche un progetto di ricerca e riscoperta scientifica. Perché lo scopo del direttore Andrea Gennai, del presidente Fabrizio Manfredi e del sindaco di Vecchiano Giancarlo Lunardi è quello di far tornare San Rossore una delle aree storiche di nidificazione del fratino, una specie ormai in declino e minacciata dall'erosione (si contano ormai soltanto una cinquantina di nidi), dalla presenza dei turisti e perfino dai cani lasciati senza guinzaglio e liberi di mangiare le uova; e poi di crearvi un habitat ideale per convincere le tartarughe marine a deporre le loro uova sulle rive del Parco così come hanno già fatto a Scarlino e all'Argentario. "Dall'altra parte dell'oceano si paga il biglietto per passare una notte in tenda su una spiaggia incontaminata ed assistere allo spettacolo della schiusa, perché non provarci anche qui?", ripete Gennai da due anni. Inevitabile però aumentare sorveglianza e controlli. E questo è un altro capitolo del progetto. Se da una parte le visite alle spiagge garantiranno anche lavoro continuativo, a partire dal primo marzo, ad una guida del Centro visite, dall'altra Wwf, Lipu e Legambiente saranno gli attori a cui affidare il monitoraggio delle spiagge e dei nidi. E grazie a loro, i residenti potranno scoprire una tenuta finora ignota. Perché, partecipando ad attività di volontariato coordinate dalle associazioni, come la pulizia del litorale da rifiuti portati dalle mareggiate, si potrà perfino passare la notte in spiaggia. Non è uno sfizio, perché le spiagge dovranno anche sorvegliarle, e dare la caccia ai pirati del Gombo. Non è inusuale infatti nelle notti d'estate che dune e sabbia di San Rossore si punteggino delle luci delle barche e di quelle dei falò abusivi dei diportisti fuorilegge. D'ora in poi, per chi si candida a difenderle, quelle spiagge non saranno più un sogno proibito. Ovviamente la striscia di terra che da Bocca di Serchio va alle Martinette sarà delimitata da funi, pali e pannelli informativi, bisognerà acquistare nuove boe per delimitare la zona di ormeggio davanti alla battigia, reti e recinti per proteggere i nidi e formare qualche guida. Per questo il Parco lancerà una raccolta fondi on line. E chi sostiene il progetto avrà diritto ad una visita gratuita.