SALERNO «Signori, non c'è una lira». La racconta più o meno così Vincenzo De Luca la situazione finanziaria del Comune di Salerno, in una conversazione telefonica con il figlio Piero intercettata dai finanzieri nel corso dell'inchiesta sulla variante di piazza della libertà e il presunto "comitato politico-affaristico" sospettato di governare il sistema degli appalti. E quel colloquio, datato 6 marzo 2013, non è l'unico segnale di allarme sui conti municipali. Già un anno prima il funzionario Adolfo Salsano aveva confidato al telefono di aver chiesto il trasferimento dalla Ragioneria proprio perché il sindaco aprisse gli occhi su «una situazione drammatica». E nei mesi successivi lo stesso De Luca sarà registrato mentre si affanna nella ricerca di fonti di finanziamento e progetti per la vendita di quote societarie e diritti edificatori, tutto finalizzato a racimolare soldi per mandare avanti le attività comunali e riuscire in quella che è divenuta una sorta di ossessione: completare piazza della Libertà e il fronte del mare. CASSE VUOTE. È il 6 marzo del 2013, alle 23.14 Vincenzo De Luca telefona al figlio Piero, parlano del più e del meno poi il discorso si sofferma sul lavoro a Palazzo di Città. Vincenzo: stiamo lavorando, abbiamo ripreso il lavoro nostro Piero: (incomprensibile, si accavallano le voci) Vincenzo: stiamo vedendo di fare un poco di soldi là, la vendita delle aree, società miste, vediamo che cazzo dobbiamo fare, là non ci sta più una lira. LE VENDITE. Solo tre giorni prima il sindaco aveva fatto il punto sul programma di alienazioni con l'ex direttore generale Felice Marotta, da decenni suo plenipotenziario e ora nella lista dei consulenti del Comune con l'incarico di vigilare sull'attuazione del programma amministrativo. Marotta: ieri sindaco volevamo fare questa delibera di indirizzo per... quel bando esplorativo per la Centrale o per altre De Luca: si Marotta: per altre cose, perché noi ora che andiamo in Consiglio dovremmo definire pure sra cosa sindaco, vendiamo il 49, vendiamo il 51, vendiamo tutto quanto. Cioè dobbiamo definire per quella data. De Luca: ma non si può dare un mandato libero Marotta: eh sindaco ehm... dobbiamo vedere quale dobbiamo vendere, il Consiglio deve deliberare quale vendere e che cosa vendere, perché è diversa la ... noi dobbiamo decidere se lo facciamo ora, in questa tornata qui dove facciamo pure il diritto edificatorio. Il FUNZIONARIO. Poco più di un anno prima, siamo all'1 febbraio 2012, il funzionario Adoldo Salsano aveva già lanciato il suo segnale di allarme. Il suo telefono cellulare è sotto osservazione perché è lui l'interlocutore dell'impresa di costruzioni Esa per i mandati di pagamento sull'avanzamento dei lavori. La conversazione di quel pomeriggio si tiene però con Corrado Liguori, ex consigliere comunale e medico di fiducia di De Luca. Liguori: comunque il sindaco sta meglio, sta meglio. Non hai idea, non hai idea, il sindaco sta meglio, ogni giorno sono andato, ha avuto un'influenza e bronchite. Salsano: Sì, adesso che viene a sapere che o fatto la domanda di trasferimento senti. Liguori: No, se, adesso che lo sa gli viene uno svenimento, perché ti vuole bene, stai a sentire a me, ti vuole bene Salsano: Si lo so...(incomprensibile) ma se faccio questo è anche per fargli aprire gli occhi, perché vedi che... Liguori: esatto Salsano: la situazione è drammatica Liguori: è drammatica Salsano: e ha tutti i dirigenti che lo sfruttano soltanto e quello che è una palla al piede è Felice Marotta che copre sempre tutti, hai capito qual è il problema Liguori: sì lo so, lo so Salsano: vedi che le cose non stanno bene... ma veramente, sì, non stanno bene, quindi se io faccio un'azione di forza Liguori: però tu invece... ci devi parlare. Liguori: ma gli devi parlare Salsano: si fa mettere i piedi in testa dagli altri, hai capito, a me mi dispiace perché sono trent'anni, 35 anni, che sono insieme a lui. LE OPERE. L'attività amministrativa di De Luca continua a puntare sulle grandi opere. Il 12 febbraio del 2013 il sindaco telefona al figlio Piero, parla della gestione dei servizi comunali e dello stato dei lavori pubblici ma soprattutto si sofferma sull'urgenza di ultimare Crescent e piazza della Libertà. Vincenzo: dobbiamo solo chiudere due o tre grandi cose Piero: eh, infatti, bisogna portare a termine questa cosa Vincenzo: è l'unica cosa... dobbiamo finire questa maledetta piazza, il Crescent... il Crescent sta andando avanti, per aprile arriveremo all'ultimo piano... la piazza ci sta Piero: (incomprensibile) a finire queste opere pubbliche, primo o poi finiranno Vincenzo: queste sono un cosa... chiusa questa, una vale trecento campagne elettorali Piero: ah, indubbiamente, pure perché ti stai giocando veramente la vita, ci stai buttando la salute Vincenzo: è una cosa di tale impatto che... Piero: cambia la faccia della città, papà, cambia molto. I FONDI. Per andare avanti con il programma di trasformazione urbanistica servono soldi, e nel corso del 2013 le cimici intercettano svariate telefonate con il capo staff Alberto Di Lorenzo sulle strategie per intercettare fondi europei e accendere nuovi mutui. L'obiettivo prioritario è realizzare il "braccio a mare" e la torre pubblica che doveva completare l'emiciclo del Crescent e che però sarà poi abolita dalla nuova autorizzazione della Soprintendenza. Di Lorenzo: ... la Torre io gli ho dato indicazione di 10 milioni di euro come quadro economico e 6-7 milioni di lavori più Iva il braccio. De Luca: Come cazzo è possibile Di Lorenzo: Enzo questi sono. De Luca: la Torre 17 milioni? Di Lorenzo: No, 10 milioni, di cui 7 milioni più iva i lavori, 10 milioni di quadro economico, poi almeno altrettanto. Vincenzo: quindi diciamo il mutuo andrebbe fatto per 10 milioni.