In un dossier fotografico lo storico Mario Costantini denuncia il degrado in cui è ridotto il patrimonio artistico: «Ci sono ancora affreschi salvabili» PENNE. Pezzi di storia abbandonati e di cui nessuno più si cura. Le chiese rurali di Penne vivono ormai nell'indifferenza di persone e istituzioni. Saccheggiate all'interno, utilizzate come pattumiere tanto che in alcune sono stati trovati perfino rifiuti ingombranti. Per molte di queste strutture non c'è quasi più nulla da fare. Il professor Mario Costantini, storico e attento studioso dell'arte, le ha catalogate una per una descrivendone stato e prospettive future. Tra le chiese rurali più in difficoltà segnalate dallo studioso ci sono quelle di Santa Maria delle Grazie, scoperchiata, mentre sui muri sono ancora leggibili sei affreschi di santi; quella della Madonna della Pietà, senza tetto e con i muri aperti; quella di San Pietro, senza tetto e con le mura in stato precario. L'elenco di Costantini è veramente lungo e conta chiesette abbandonate dalla prima metà del secolo scorso, come quella di Santa Marina. Poi vi sono due chiese in contrada Colletrotta in stato precario: quella di San Vincenzo, che ha il tetto crollato e le mura sorrette da tre tiranti, e quella di San Nicola, completamente sovrastata da alberi e sterpi. Molte di queste chiese, oltre a custodire discreti patrimoni religiosi, erano centro di vita quotidiana per la gente del posto. «Alcune di esse fino agli anni '60 hanno svolto un ruolo religioso e di aggregazione molto importante per le persone, poi c'è stato un declino inatteso e assurdo», spiega Costantini. «In alcune chiesette dove ci sono ancora degli affreschi salvabili sarebbe opportuno staccarli e portarli ai musei». Non solo le chiese rurali, a Penne anche alcune importanti strutture religioso del centro vivono una situazione difficile. Oltre alle chiese di San Giovanni Evangelista e Sant'Agostino, entrambe chiese, il caso più clamoroso è quello del Convento di Colleromano. La storica dimora benedettina edificata agli inizi del Trecento, dal 2011 è alle prese con il passaggio di proprietà tra la provincia Monastica e il Comune di Penne. È solo grazie alla preziosa opera dei volontari dell'associazione San Cesidio, che conservano l'importante patrimonio della biblioteca risalente al 1200, che una piccola parte del convento resta in vita. «Per le chiese prestigiose tipo Colleromano si dovrebbe fare veramente qualcosa di importante», conclude Costantini.
Le antiche chiese di Penne usate come discariche
Il storico Mario Costantini ha denunciato il degrado del patrimonio artistico in Penne, in particolare nelle chiese rurali. Le chiese sono state abbandonate e utilizzate come pattumieri, con affreschi e pezzi di storia in pericolo. Costantini ha catalogato le chiese e le ha descritte, segnalando quelle più in difficoltà. Tra queste ci sono quelle di Santa Maria delle Grazie, della Madonna della Pietà e di San Pietro, con affreschi salvabili. Altre chiese, come quella di Santa Marina, sono state abbandonate dalla prima metà del secolo scorso. Costantini suggerisce di staccare gli affreschi e portarli ai musei.
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