AVEVA riaperto il 5 dicembre dopo che la società Coop Culture si era aggiudicata il bando del 2013 promosso da Roma Capitale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. Poi il 12 febbraio per il Casale dei Cedrati all'interno di Villa Pamphilj sono arrivati i sigilli: secondo la polizia municipale, molte delle attività culturali previste non erano attive e la cucina era abusiva, così come i lavori di ristrutturazione, eseguiti senza permesso. Tutto è partito «dall'esposto di un cittadino», ha rivelato la presidente del XII municipio Cristina Maltese in un'assemblea pubblica che si è tenuta ieri al teatro Vascello. A partecipare, la società consortile che lo ha in gestione, i cittadini e le associazioni del territorio per dar seguito alla petizione nata su Change.org per la riapertura del Casale, che conta già 3 mila firme. «Roma è una città ferita da innumerevoli abusi e comportamenti illegali spiega Ida Fontana, portavoce della struttura Abbiamo tirato su un progetto di recupero che ha ospitato mostre internazionali, 40 laboratori didattici per bambini, corsi di lingue, 20 visite guidate botaniche e artistiche nel parco, educational per 130 insegnanti e molto altro: tutto ciò è stato stritolato da una burocrazia lontana dagli interessi dei cittadini e sempre meno intenzionata a far ripartire la città. Fin dall'inizio abbiamo richiesto una conferenza di servizi periodica con l'amministrazione con lo scopo di far presenti dubbi e problematiche e agevolare la gestione, ma non abbiamo mai avuto risposta». Secondo il minisindaco Maltese, «il bando non è stato fatto bene, lacune e poca chiarezza non hanno aiutato il progetto. Per capire dove c'è stato l'intoppo ho chiesto al sub commissario Camillo De Milato di riunire una piccola commissione. Questa è una sconfitta, non solo per il municipio, ma anche per il Comune e per la Soprintendenza capitolina. Se necessario, ci piazzeremo sotto al Campidoglio finché non avremo una risposta».