UNA battaglia infinita e non ancora conclusa, almeno per i comitati in difesa di via Giulia. La partita si gioca ora in Conferenza dei servizi dove è allo studio il progetto di copertura del parcheggio della discordia: un Pup da 293 posti auto su quattro piani, tre interrati, mentre l'ultimo sporgerà di 6,80 metri dal livello della strada sul lato di via Bravaria. Così non dovrebbe essere. Ma il cantiere, che ha incassato il primo via libera del Campidoglio il 12 febbraio del 2008, prosegue. Come una ferita aperta nel cuore del centro storico rischia di sfigurare per sempre la via più illustre del Rinascimento italiano. Mentre il lavori affidati alla ditta Cam vanno avanti, il Coordinamento residenti città storica si sta preoccupando, con non poche difficoltà, di monitorare il piano per la copertura a verde pubblico dei 6 mila metri quadri incastonati tra il liceo Virgilio, il Dipartimento nazionale antimafia, il lungotevere Sangallo e via Giulia. In attesa della sentenza di merito del Tar sui permessi a costruire, sollecitata dal Consiglio di Stato nell'agosto scorso, i cittadini hanno compilato un dossier da recapitare a tutti gli organi competenti, compresa la Procura della Repubblica e il commissario del Campidoglio, Francesco Paolo Tronca. Sollevano molti dubbi. Stupisce in primo luogo l'assenza, in Conferenza dei servizi, dei rappresentanti del dipartimento Urbanistica. «È un'assurdità sottolinea il portavoce del Coordinamento dei residenti, Paolo Gelsomini tutta l'operazione è nelle mani del dipartimento alla Mobilità e all'ufficio Pup». Nell'ambito di una vicenda intricatissima, il dipartimento all'Urbanistica, che dovrebbe avere pieni poteri nella supervisione dell'iter, è riuscito solo a bocciare la proposta della Cam, formulata nel 2010, per la costruzione di un hotel a cinque stelle. Poi sembra essere stato come estromesso, esautorato da ogni potere. La bocciatura dell'albergo, fortemente caldeggiato dall'architetto Maria Cristina Accame dello studio Cordeschi, è stato un atto dovuto, dopo il primo stop al progetto imposto dalla Soprintendenza nell'ottobre del 2011: durante gli scavi archeologici iniziati nel 2009 per il rilascio dell'autorizzazione all'edificazione del parcheggio venne infatti alla luce lo "stabulum", le antiche scuderie di età augustea dove le fazioni degli aurighi ricoveravano i cavalli dopo le gare. Una scoperta epocale, seppellita sotto una montagna di pozzolana. La Cam aveva già speso 5 milioni di euro per effettuare gli scavi e la mancanza di ulteriori fondi ha fatto saltare la musealizzazione, cancellando quella che la Soprintendenza speciale per i beni archeologici aveva definito «una scoperta importantissima per la topografia di Roma». Il 3 giugno 2014, incassato il parere positivo della Soprintendenza, la giunta del Campidoglio approva il Pup, «limitatamente alla sola parte interrata del progetto», senza cubature in superficie (e invece l'ultimo piano del parcheggio sporge di quasi sei metri). Il 2 gennaio 2015 poi, arriva il via libera definitivo, a firma del dipartimento alla Mobilità del Comune. A poco sono servite finora le denunce e gli esposti di "Italia Nostra" e i due ricorsi al Tar del Coordinamento residenti città storica. Il primo, contro l'approvazione del progetto del parcheggio è stato rigettato. Mentre sul secondo, contro il permesso a costruire, si attende a giorni la sentenza di merito, sollecitata proprio al Tar dai giudici del Consiglio di Stato. Contemporaneamente si gioca la partita di superficie in Conferenza dei servizi. La progettazione del giardino barocco di 5.200 metri quadri sul modello di palazzo Farnese annunciato dal municipio I è stata affidata al gruppo costituito dagli studi di architettura Diener Diener Architekten, Vogt Landschaftsarchitekten (architettura del paesaggio) e Garofalo Miura Architetti. «Ancora una volta gli uffici comunali Città storica e Trasformazione urbana non sono stati coinvolti denuncia Gaia Pallottino del comitato Crcs e non ci è stato consentito di avere copia del progetto». Tante le criticità rilevate anche sul giardino. Dalla recinzione troppo alta e che «occulterà i monumenti» alla mancanza di un computo metrico sulla progettazione. Nuove ombre su un progetto che rischia di mutilare la Roma Rinascimentale.