«Vorrei vedere il ministro Andrea Orlando, magari a pranzo, per illustrargli il significativo avanzamento dello stato dei lavori del Memoriale delle vittime innocenti della criminalità a Castel Capuano, ex sede del tribunale». Alessandra Clemente misura bene le parole, ma è chiaro che non gradisce il prolungato silenzio del ministro della Giustizia sul progetto che lo stesso Orlando aveva accolto con entusiasmo. Assessore Clemente che fa, bacchetta il Guardasigilli? «No, per carità (sorride, ndr). La mia è solo una richiesta di maggiore attenzione perché iniziamo a immaginarcelo questo Memoriale. Un progetto che nasce dal coordinamento campano delle vittime della criminalità, ma che vogliamo far sentire di tutta la città». Il progetto è pronto? «L'abbiamo sottoposto al delegato della Soprintendenza l'architetto Amalia Scielzo e al comitato scientifico di Castel Capuano con il professore Marrelli che l'ha approvato». Manca solo il ministro? «Il ministro ci ha dato grande motivazione e noi ci abbiano lavorato. Adesso c'è una stasi da parte sua. Da qui la richiesta di maggiore attenzione». Che cosa chiede a Orlando? «Vogliamo assolutamente che veda questo pezzo di lavoro fatto perché in cuor nostro per il 21 marzo, giornata nazionale della memoria di Libera, vorremo fare una prima inaugurazione di spazi a Castel Capuano. Anche se sarà solo un'anteprima del Memoriale che è un progetto aperto, ancora da elaborare in via definitiva ma vogliamo dare subito un segno concreto». Il ministro venerdì era a Napoli per la cena elettorale del candidato alle primarie del Pd Valeria Valente. Non ha trovato un minuto anche per lei? «Non ci siamo visti. Nulla da ridire sulla partecipazione a cene elettorali del ministro, ma spero che mi possa dedicare almeno un pranzo per parlare del Memoriale ». Ma lei ha inviato il progetto al ministro? «Sì. Più volte. Nei mesi scorsi in maniera informale con alcune mail private e nelle ultime settimane anche in via ufficiale. Ma non abbiamo avuto risposte». Come se lo spiega? «Non lo so. Antonio Mungo, delegato del ministro è responsabile di tutte le sedi giudiziarie in Italia, forse, non riesce a seguirci su Castel Capuano e Memoriale». Ci illustra la vostra idea? «Premessa: l'uccisione di un innocente è l'uccisione della normalità della sua vita. C'è bisogno di raccontare questa normalità che scorreva nella mente di ogni vittima. Abbiamo pensato a delle frasi come quella di Don Ciotti "Il nome delle vittime deve essere inciso non sole sulle lapidi, ma nelle nostre coscienze". Vogliamo tre elementi: l'acqua per rinnovare la vita; la luce per ricercare la verità; il suono per ascoltare le storie. E specchi per rispecchiarsi nella memoria». Specchi? «Sì, immaginiamo l'istallazione di un sensore che permetta al visitatore di ascoltare, anche casualmente una storia, magari quella di Siani, mentre si guarda in uno specchio. Poi smartphone con i quali si può cambiare immagine e storia e monitor trasparenti per interagire con un archivio delle biografie delle vittime. Pensiamo anche a vetri serigrafati con sagome umane, impiantate su una serpentina riempita d'acqua che percorre le sale. A pareti d'acqua come schermi di proiezione per elaborazioni grafiche pittoriche. E a un fascio luminoso che si staglia nel cielo in parallelo con via Tribunali. Deve essere un museo interattivo che consegni un'immagine di elementi vivi come acqua e luce e non di morte. Un luogo di riflessione ed educazione con sale per la proiezione di film. Inoltre, vogliamo ricordare l'osservatorio di Amato Lamberti, provando a realizzare un osservatorio 2.0». Secondo lei il ministro si è un po' defilato per colpa delle elezioni? «Forse non si aspettava che ci fosse un lavoro così forte. Il ministro deve capire che c'è tutta una città che lo vuole e noi lo vogliamo mettere in condizione di festeggiare una prima pietra anche se immateriale. Nessuna polemica: per ottenere le cose bisogna essere morbidi e determinati ».