BELLUNO. L'altroieri un incontro tecnico a Palazzo Piloni, ieri in una limpida mattinata un sopralluogo in elicottero sulle Dolomiti, partendo da Cortina. Infine un giro a piedi attorno alle Tre Cime. Sono arrivati da Roma tre dirigenti ministeriali, due del ministero dei Beni culturali, uno del ministero dell'Ambiente. Sono in sopralluogo sulle Dolomiti e negli uffici della Provincia che sta coordinando la costruzione del dossier con cui Trento, Bolzano, Belluno, Udine e Pordenone chiederanno all'Unesco di riconoscere le Dolomiti come patrimonio dell'Umanità. Al rifugio Auronzo, ieri mattina, si sono incontrati gli esperti incaricati di comporre il dossier, i rappresentanti delle Province di Bolzano e di Trento che seguono l'iter per la loro quota di Dolomiti, i bellunesi e i «ministeriali». Manuel Guido è responsabile dell'ufficio Lista italiana dell'Unesco, al ministero dei Beni culturali. Segue quindi da vicino non solo la partita dolomitica ma anche la situazione degli altri 39 siti riconosciuti dall'Unesco come patrimonio dell'Umanità, che esistono in Italia. «Ci siamo incontrati per la prima volta - spiega - in una riunione tecnica con i consulenti che stanno preparando il dossier da inviare a Parigi all'Unesco e con le Province coinvolte. Mi sembra che il lavoro stia procedendo molto bene, sono molto motivati. Il tempo è sicuramente poco, entro fine settembre occorre aver pronti il dossier e il piano di gestione. Poi ci vorrà un anno e mezzo per avere una risposta definitiva e speriamo positiva». Qualcuno teme, nel Bellunese, che il marchio Unesco sulle Dolomiti significhi avere nuovi vincoli. «L'Unesco non mette tutele, si limita a dare un riconoscimento e a dare pubblicità a quel bene. Noi presentiamo siti che sono già tutelati, che consideriamo già eccellenti, sia perché hanno un valore, sia per come vengono già ora gestiti. L'Unesco non ha una capacità giuridica di porre vincoli, non può legiferare nel nostro territorio». Il dottar Guido punta molto, nelle sue osservazioni, sul ruolo degli enti locali: «E' importante che la scelta sia condivisa. Se le amministrazioni locali sono contro, è ovvio che non ci sono le condizioni per mandare avanti la candidatura». Nel sopralluogo alle Tre Cime di Lavaredo, è stato coinvolto anche il sindaco di Auronzo, che ha aiutato la Provincia nella organizzazione della puntata in quota. Con la folta delegazione di esperti e «ministeriali» c'era anche il sindaco di San Vito che non ha mancato di porre domande agli esperti. Ad accompagnare la delegazione, il consigliere provinciale Irma Visalli che sta seguendo l'iter per conto della Provincia di Belluno che ha organizzato la giornata in montagna dei dirigenti romani. Non è secondario che il sopralluogo sia avvenuto al rifugio Auronzo, che si può raggiungere in auto: «All'Unesco le Dolomiti vanno anche descritte nella loro fruibilità» commenta la Visalli.