Lo storico dell'arte è uno degli intellettuali che ha sottoscritto l'appello contro il prestito delle «Sette opere di Misericordia», custodito nella cappella del Pio Monte Spostare quel quadro è un errore culturale grave». Lo storico dell'arte Tomaso Montanari è uno degli intellettuali che ha sottoscritto l'appello contro il prestito delle Sette opere di Misericordia del Caravaggio, sottolineando l'inamovibilità dell'opera dalla cappella del Pio Monte della Misericordia. «Ormai le cose sono andate molto avanti dice . E allora che questa occasione diventi una sorta di sacrificio necessario per poter dire solennemente e formalmente che l'opera si sposterà mai più. Così potrebbe valerne la pena, potrebbe essere una felix culpa, come il peccato originale». Un sacrificio relativo ad una mostra di grande prestigio. «Mi rendo conto che il Quirinale si è mosso, mi rendo conto che le intenzione di Louis Godart, il consigliere del presidente Mattarella, sono nobili, ma la questione è un'altra. In Italia si possono trovare tante cornici degne, prestigiose, ma non è possibile pensare che l'unico modo per avere a che fare con Caravaggio sia spostarlo. Credo che a doversi spostare dovrebbero essere i fruitori delle opere, non i capolavori. Credo che su questo si dovrebbe concordare. Con Rutelli ministro fu stilata una lista di opere inamovibili. Lista che è poi sparita. Una di queste è il Caravaggio, conservata sull'altare maggiore di una cappello realizzata in sua funzione». Cosa replica ai proprietari che ricordano di avere voce in capitolo su eventuali spostamenti e prestiti del dipinto? «La proprietà privata delle opere d'arte ha limiti molto precisi. E la rivendicazione proprietaria è civilmente vergognosa e deprimente da un punto di vista culturale. Le opere non hanno padroni, ma custodi. Come ha ben sottolineato lo stesso Papa». Il tornaconto di un eventuale prestito servirà, si sottolinea, ad importanti opere sociali. «L'idea di una messa a reddito del patrimonio è una idea errata. Le opere di misericordia sono anche quelle spirituali, come la promozione della conoscenza, l'educazione. Non si è misericordiosi con un'opera di diseducazione collettiva. Hanno chiesto al Papa se considerasse lecito vendere la Pietà di Michelangelo per dare i soldi ai poveri. Il Papa ha detto no, perché l'opera è di tutta l'umanità e non si può misurare tutto con il metro del denaro. La logica è questa e forse dovremo essere indotti a ragionare su metri diversi. Noleggiare il quadro per aiutare qualcuno mette in relazione cose che in relazione non sono».