La Basilica si staglia nell'azzurro, terso e luminoso come solo il cielo a un passo dal mare sa essere. L'ambasciatore Antonio Zanardi Landi, presidente della Fondazione Aquileia, volge lo sguardo alla chiesa, che dell'antica città è da sempre il simbolo e che di questi tempi, nell'epoca degli attentati al museo di Tunisi, ai parigini Charlie Hebdo e Bataclan fino alla drammatica uccisione del friulano Giulio Regeni in Egitto, assume ancor nuovi significati. Si fa viva testimonianza di convivenza tra i popoli. E dall'estremo Nordest si prepara ad irradiare un nuovo, potente messaggio di pace. Complice il grande lavoro che qui, da 7 anni a questa parte, sta facendo la Fondazione, chiamata non solo alla valorizzazione dei numerosi siti archeologici, ma anche alla divulgazione culturale e sì, alla diffusione di un messaggio di convivenza, che in questo ritorno alle origini, può trovare un efficace trampolino. «Dal museo paleocristiano a cento altri elementi conservati ad Aquileia afferma con convinzione Zanardi Landi scopriamo che pochi secoli dopo Cristo qui convivevano romani e giudei, nordafricani, alessandrini, greci, balcanici. La città si eleva così a simbolo di fruttuosa cooperazione e convivenza di cui oggi conclude l'ambasciatore avremmo tanto bisogno». Messaggio di pace Così Aquileia si reinventa. Punta a far di sé un parco archeologico integrato, grazie all'azione sinergica di Comune, Provincia, Regione, Ministero per i beni culturali e Arcidiocesi di Gorizia, riuniti sotto il cappello della Fondazione, ma in parallelo a mandare, ancor più nell'anno del Giubileo che la conta tra i siti complementari alla Basilica di San Pietro, un messaggio forte. Utilizzando la cultura per riavviare un dialogo interrotto, specie con il Medio Oriente: dopo la mostra (che chiuderà a fine mese) dedicata ad alcuni pezzi del museo Bardo di Tunisi, nel corso dell'estate giungerà infatti ad Aquileia una selezione di reperti dall'Iran. La città scrigno del Cristianesimo si farà ancora una volta culla di una nuova, possibile convivenza tra popoli. Liaison tra Occidente e Oriente. Simbolo pacificatore, capace di parlare la lingua universale della Storia. Dalla Regione due milioni l'anno È un progetto, quello che spinge il piede sull'acceleratore delle "grandi" esposizioni, che corre parallelo al principale: la realizzazione di un parco archeologico che colleghi gli oltre dieci siti presenti in città. Dalla Basilica con i suoi pavimenti musivi al sepolcreto, dal porto fluviale al foro, fino ai vari fondi interessati da scavi e dalla ricostruzione dei volumi di una villa romana. «Nell'arco di qualche anno i visitatori potranno muoversi con disinvoltura lungo cinque chilometri di percorsi completamente pedonali e "parlanti", fa sapere il direttore della Fondazione, Cristiano Tiussi. Il progetto c'è già. Le risorse, per ora tutte pubbliche, anche. La Regione ci mette 2 milioni di euro all'anno, 100 mila vengono invece dalla Provincia. Il sito è unico nel suo genere. Lo è per l'integrazione senza soluzione di continuità tra i resti e l'area urbana. Motivo di fascino, ma anche di non pochi problemi logistici. Su tutti la strada statale che taglia in due il foro e che da tempo immemore il Comune tenta di far spostare. «Il passo avanti è dietro l'angolo», promette il sindaco Gabriele Spanghero: «Una bretella porterà fuori dal centro il traffico pesante e sarà un primo passo avanti, poi cercheremo con la Soprintendenza il modo per realizzare una variante alla statale, così da pedonalizzare il foro e goderlo nella sua interezza». Crederci di più Un'esperienza che già oggi, dimenticando per un attimo l'arteria stradale, merita da sola una visita alla città, annualmente meta di migliaia di persone. Nel 2015 ne sono transitate 250.000, ospitate in parte dalle 27 strutture ricettive, capaci di circa 3 mila posti letto, di cui la città dispone. Tanti. Ma ci sono anche nei. Bere un caffè nei pressi dei siti è praticamente impossibile, il commercio dovrebbe spingere di più, credere come già fanno Comune e Fondazione in quella che promette di essere una grande occasione per il turismo friulano, da giocarsi in tutte le stagioni per affinare il legame strategico con la vicina isola di Grado, punta di diamante tra le località balneari del Friuli Venezia Giulia.