Inchiesta del Centro. Perché Chieti non attrae il turismo culturale? La risposta è in queste quattro foto-denuncia CHIETI. La direttrice del Polo museale Lucia Arbace ha recentemente dichiarato che «i musei teatini sono poco frequentati», visto che sia quello ospitato a villa Frigerj che il museo della Civitella sono meno visitati del Museo nazionale e Museo d'arte sacra della Marsica di Celano, del museo Munda l'Aquila e del Museo dalla Casa Natale di d'Annunzio. Siamo partiti da qui per fare una piccola inchiesta sul patrimonio archeologico della città allo scopo di capire come mai non riesce ad attrarre visitatori, malgrado sia di riconosciuto valore storico. Vero che la direttrice Arbace parlava di musei, ma un discorso sulle possibilità di attrarre visitatori puntando sui resti della antichità che Chieti ha la fortuna di possedere non può non tener conto, oltre che delle strutture museali, anche degli straordinari reperti esistenti in città. Così siamo andati a toccare con mano quale realtà offrano all'eventuale turista. Cominciamo dai Tempietti di San Paolo: cancelli chiusi, segni evidenti di abbandono, rifiuti e erbacce che offrono anche riparo ad una colonia di gatti randagi. Non va meglio al Teatro romano: anche qui lucchetti agli ingressi, rifiuti buttati all'interno, addirittura fili scoperti e erbacce. Di lato c'è un cartellone informativo riguardante il reperto completamente illeggibile, devastato da scritte e da atti vandalici. L'importanza di questi resti, risalenti al I secolo dopo Cristo dovrebbe favorire l'afflusso di turisti e visitatori, ma tutto è reso vano da quei cancelli chiusi e dall'abbandono totale in cui anche il teatro è stato lasciato. Proviamo al Parco della Civitella, all'interno del quale c'è anche l'omonimo museo. Ci arriviamo da via Ravizza. All'ingresso della struttura ci sono i servizi igienici ridotti in condizioni semplicemente inaccettabili. Dietro il cancello che chiude l'ingresso si intravvedono mucchi di rifiuti. Il resto dell'area è sbarrato come se ci fosse un cantiere attivo, ma tutta l'area è abbandonata e arbusti ed erbacce la fanno sempre più da padrone. Ultima tappa le Terme romane, anche esse databili I secolo dopo Cristo, con il complesso termale e le imponenti cisterne che hanno retto la sfida dei secoli ma che ora rischiano clamorosamente una definitiva sconfitta, per via di infiltrazioni di acqua piovana ed anche della perdita proveniente da acque fognanti che si sono verificate nella zona. Gioielli che l'antica Teate possiede ma che nessuno si sogna di valorizzare come meriterebbero. Eppure nel 1996, sindaco Nicola Cucullo, il Comune di Chieti e la Sovrintendenza Archeologica firmarono un accordo di programma che dirottò sulla Sovrintendenza un corposo finanziamento (12 miliardi di vecchie lire) destinato al recupero di quattro siti archeologici per essere resi agibili e messi a disposizione dei cittadini di Chieti. I siti erano: i tempietti, il teatro romano, le terme e la struttura ipogea che si trova sotto l'edificio ex Banca d'Italia oggi occupato dal Comune di Chieti. I relativi cantieri vennero aperti e conclusi ma nessuno di questi resti antichi venne alla fine messo in condizioni tali da poter essere utilizzato come punto di richiamo turistico. A dire il vero per qualche occasione e comunque per brevi periodi le Terme ed i tempietti hanno ospitato manifestazioni e visite guidate, ma ora sono ridotti in condizioni tali che per renderli davvero fruibili occorrerebbe nuovi interventi e nuovi finanziamenti. Non è stato certo un buon risultato quell'impegno di pubblico denaro. Resta l'amara ed anche sconcertante realtà di questi beni archeologici che Chieti possiede, in retaggio della sua lunga storia, che non riesce a utilizzare per sviluppare il suo turismo e per rendere in qualche modo veritiero lo slogan di città della cultura sul quale, a parole, autorità e istituzioni non solo locali (considerato quel che venne a dire a Chieti nel corso della sua visita il ministro Dario Franceschini) dicono sempre di puntare. E' questo il vero problema, non certo lo spostamento di un ufficio e di qualche impiegato.
CHIETI - Teatro, terme e tempio abbandonati
Il comune di Chieti non riesce a attrarre il turismo culturale a causa di una serie di problemi con i suoi siti archeologici. La direttrice del Polo museale Lucia Arbace ha dichiarato che i musei teatini sono poco frequentati. L'inchiesta ha esaminato i Tempietti di San Paolo, il Teatro romano, il Parco della Civitella e le Terme romane, tutti siti archeologici di riconosciuto valore storico. I siti sono stati trovati in condizioni di abbandono e abuso, con cancelli chiusi, rifiuti e erbacce.
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