IL RETROSCENA Da tre mesi l'ascensore della Galleria di Palazzo Abatellis è guasto e i disabili hanno difficoltà nel salire al secondo piano che ospita le collezioni del Seicento e del Settecento. Al Teatro antico di Taormina e a Isola Bella manca spesso l'acqua perché le tubature sono vecchie ma non c'è un euro per chiamare l'idraulico. D'altronde il Parco di Naxos, che comprende i due gioielli, ha un budget annuo intorno ai duemila euro: «E cosa vogliono che faccia con questa cifra che dovrebbe servire anche per la valorizzazione culturale di un sito tra i più importanti della Sicilia?», dice la furibonda direttrice Maria Costanza Lentini. Il museo di Aidone, che ospita la Venere di Morgantina e presto metterà in mostra anche la Testa di Ade di ritorno dagli Usa, ha un capitolo di spesa per attività pari a mille euro, già impegnati per la manutenzione degli estintori. Così la Testa di Ade al massimo «andrà in una vetrinetta», come detto dalla direttrice Laura Maniscalco, senza brochure e nulla che ne racconti l'avventurosa storia. Questo è lo stato dell'arte nei musei e nelle aree archeologiche a perdere della Sicilia, grazie a una Regione che investe 250 milioni di euro per i forestali, altri 20 milioni per la ex Tabella H, 16 milioni di euro per i Pip, ma per i beni culturali dell'Isola, che dovrebbero rappresentare il motore economico e culturale dell'Isola, in bilancio è stata appena approvata una spesa per «manutenzione e spese ordinarie» pari a 3,4 milioni di euro per 110 siti. Conti alla mano, praticamente nulla. Questa è la cifra che investe in cultura la Regione, che dal 2010 a oggi ha più che dimezzato il budget per spese di funzionamento dei siti, passato da circa 9,5 milioni di euro ad appena 3,4. Questa è la somma delle voci approvate qualche giorno fa in commissione Bilancio. Un investimento risibile che rende impossibile gestire l'ordinaria amministrazione, per non parlare della famosa "valorizzazione" attraverso attività culturali per le quali, manco a dirlo, non rimane un euro. A Palazzo Abatellis i telefoni funzionano solo per telefonate in entrata, non ci sono soldi per stampare una semplice guida di un sito noto al mondo per l'Annunciata di Antonello da Messina o le sculture di Laurana e Gagini: il cuore del Rinascimento siciliano. Nel vicino Oratorio dei Bianchi il montacarichi è fermo da anni perché non ci sono fondi per comprare la batteria, mentre i vigili del fuoco hanno diffidato il sito a fare la manutenzione dei tetti. Già, ma con quali fondi? Un quadro che si ripete ovunque. Il Parco di Naxos, che comprende anche il Teatro di Taormina, è in gravissime difficoltà: «Io non parlo di organizzare eventi culturali o avviare progetti scientifici sui nostri beni, cosa che mi pare un sogno, mi accontenterei di dare una dignitosa accoglienza ai visitatori facendo trovare bagni puliti e aree diserbate, ma questo è impossibile con il budget che ho dice la direttrice Lentini a Isola Bella i bagni sono rotti e una mareggiata ha sfasciato le tubature, ma come devo ripararle? Stesso discorso a Taormina o nell'area di Naxos: non ho i fondi per tagliare l'erba che sta crescendo a vista d'occhio. Ma come si può andare avanti così?». A Selinunte non va meglio: «Non abbiamo fondi per acquistare la segnaletica, i vialetti sono pieni di erbacce, i bagni sono spesso chiusi perché sporchi o rotti e ai visitatori apriamo i bagni riservati ai custodi», dice Vito Saladino, rappresentante sindacale dei custodi della provincia di Trapani. Alla Villa romana di Patti e nelle aree della provincia di Messina invece fanno le collette per comprare la carta igienica o sostituire una lampadina: «Lo scorso anno il budget per la manutenzione delle aree, dalle Eolie a Tindari e Patti, era di appena 10 mila euro ed è subito finito dice Sandro Cusmà, del Cobas-Codir così abbiamo messo due euro a testa e almeno abbiamo comprato la carta igienica e sostituito qualche lampadina». Ad Agrigento la soprintendenza, per la pulizia dei siti, eccetto il parco archeologico che è autonomo, aveva un budget annuale di 50 mila euro, speso subito. La programmazione e la valorizzazione culturale? In soprintendenza le linee telefoniche sono staccate in uscita e non si può inviare nemmeno un fax. Ecco la Sicilia «isola del mito» come recitava una campagna pubblicitaria fatta negli anni d'oro della Regione e costata 15 milioni di euro. «Il governo regionale dimostra di non avere alcuna strategia per la valorizzazione e il potenziamento della risorsa beni culturali siciliani dicono Michele D'Amico e Simone Romano del Cobas-Codir il depauperamento pressoché totale dei fondi destinati alla gestione dei siti e alla manutenzione ordinaria sono la prova della totale barbarie politica che si sta perpetrando in questi anni».
SICILIA - Ai precari 266 milioni, ai musei solo 3 un altro anno senza depliant e pulizie
La Sicilia è in difficoltà per la manutenzione dei siti archeologici e culturali a causa di un budget insufficiente. La Regione siciliana ha investito 250 milioni di euro per i forestali, 20 milioni per la ex Tabella H e 16 milioni per i Pip, ma per i beni culturali è stata approvata una spesa di 3,4 milioni di euro per 110 siti. Questo è un investimento risibile che rende impossibile gestire l'ordinaria amministrazione. I musei e le aree archeologiche hanno problemi di manutenzione, come l'ascensore guasto a Palazzo Abatellis, i bagni rotti a Isola Bella e Taormina, e la mancanza di fondi per attività culturali.
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