La presidenza della Repubblica vuole «Le opere di Misericordia» per una mostra nella Capitale Napoli. Capolavori d'arte in tournée: si torna a parlare del famoso dipinto di Michelangelo da Caravaggio Le opere di Misericordia , conservato nel Pio Monte della Misericordia di Napoli da oltre cinque secoli. Stavolta a chiederlo in prestito sarebbe il Capo dello Stato in persona, Sergio Mattarella, per una mostra da tenersi nei prossimi mesi al Quirinale. Un trasferimento che non è visto di buon occhio da Italia Nostra e dai maggiori storici dell'arte italiani che sono scesi nuovamente sul piede di guerra adducendo come scrive il presidente di Italia Nostra Napoli, Guido Donatone, nella lettera a Mattarella che pubblichiamo a parte la «perpetua inamovibilità» della tela. Già nell'agosto-settembre del 2014 ci fu una mobilitazione generale che la ebbe vinta affinché il capolavoro del Caravaggio non venisse impacchettato e messo in viaggio, destinazione Expo di Milano. Un destino che è completamente agli antipodi per quanto riguarda un altro bene artistico di valenza mondiale: la lastra dipinta del Tuffatore , proveniente da una tomba di Paestum del V secolo avanti Cristo, unica al mondo, che invece all'Expo c'è stata, per giunta con grande successo, come attrazione della mostra «Mito e Natura: dalla Grecia a Pompei». Anche in questa circostanza ci fu qualcuno che protestò temendo per l'incolumità dell'opera-simbolo di Paestum (non a caso appare nel nuovo logo del Parco Archeologico che si presenta stamattina alla Bit di Milano), ma alla fine prevalse l'orientamento contrario. Anche perché nel frattempo la sede naturale del Tuffatore , la sala del Museo Archeologico di Paestum, è sottoposta a lavori di ristrutturazione e ammodernamento. Chiusa la parentesi Expo, il Tuffatore , prima di rientrare a casa, si ferma dal 24 febbraio anche al Museo Archeologico di Napoli insieme alla mostra che lo ospita. L'appello di Donatone non è l'unico rivolto al presidente della Repubblica che ha per oggetto il patrimonio artistico-culturale di Napoli: ce n'è un altro, apparso sul blog di Pippo Civati, in cui l'ex democrat, immaginando di essere Giambattista Vico, perora la causa del patrimonio librario dell'Istituto degli Studi Filosofici: «Sono, i libri del Marotta scrive di sì gran erudizione, e dottrina ricolmi, che fanno pensare alla loro perdita come ci si appresta a un lutto senza speranza». Da qui la richiesta «acciocché siano concessi alla fruitione del pubblico in luogo degno e a carico del nostro Paese».