DA giardino a parcheggio. E dopo 13 anni a parco fotovoltaico. Quello che era, quello che è diventato e quello che sarà: genealogia di due ettari di verde al Celio, vincolati dalle Soprintendenze e a cinquanta metri da Santo Stefano Rotondo, una delle più antiche chiese cristiane a pianta circolare. Era il 2002 quando nonostante le proteste dei residenti e le battaglie di Italia Nostra vennero asfaltati un centinaio di alberi secolari da frutta e ad alto fusto nel giardino dell'ospedale dell'Addolorata. Il parcheggio, avallato dal Comune e i cui lavori vennero seguiti in prima persona dall'allora capo di gabinetto Luca Odevaine (ai domiciliari per Mafia capitale ndr), è diventato realtà nel 2003. Trecento posti auto per i familiari dei malati, a pagamento. Tutti rotti i parcomentri. Da anni. E l'area, una landa di asfalto e veicoli, è zona di posteggio per sanitari e dipendenti pubblici. «La riqualificazione », così la definisce l'azienda ospedaliera San Giovanni Addolorata nella relazione alla Soprintendenza passa per «la realizzazione di un impianto fotovoltaico da realizzarsi con pensile integrate nel contesto paesaggistico esistente». Un primo progetto venne presentato nel maggio 2015: 40 pilastri in cemento armato ognuno sormontato da 4 moduli. Tradotto: 160 pannelli solari alti quasi 4 metri. Troppo ingombranti, il piano viene migliorato. E a ottobre ecco la proposta definitiva avallata in 24 ore dalla Soprintendenza per l'Area archeologica: i pilastri diventano 33, ma da quattro diventano di sei metri e anziché essere disposti su 10 file vengono allineati su 11, l'altezza è di tre metri e mezzo. Ogni colonna supporta 45 metri quadrati di pannelli solari, una specie di monolocale d'energia alternativa. Giù pure le ultime 23 acacie coraggiosamente sopravvissute nel tempo. Le (uniche) prescrizioni dell'ente di tutela sono che «gli scavi siano eseguiti da un archeologo, poiché in precedente situazione analoga sono stati rinvenuti reperti mobili di interesse archeologico », che «pali e pensiline siano coperti da edera o rincosperme » e la «ripiantumazione di 33 alberi». E pazienza se centinaia di residenti di via Sant'Erasmo si affacceranno sul mega impianto che dista neanche 10 metri dalle loro finestre. Neanche i vincoli archeologici e ambientali di un'area pregiatissima del centro storico hanno fermato il piano. Lavori da un milione di euro affidati senza gara alla Cofely, azienda leader dei servizi di efficienza energetica che già si occupa del sistema di riscaldamento dell'ospedale Addolorata. Ma il maxi impianto servirà per il vicino ospedale britannico, annesso al San Giovanni. «Uno scandalo chiosa Nicola Vitucci, presidente del comitato residenti via di Sant'Erasmo che insieme alla consigliera del municipio I, Nathalie Naim, invierà le carte in procura e alla Corte dei Conti Chi ci dice che con i pannelli solari così vicini alle nostre case non ci siano dei rischi per la salute, per l'enorme impatto che potrebbero avere per l'eccedenza di calore o di riflesso?». È «una mostruosità incalza Naim un parco già distrutto che anziché essere ricostituito viene devastato definitivamente. La Soprintendenza che dovrebbe tutelare il centro storico, aiuta a distruggerlo ». Centinaia le firme già raccolte per fermare lo scempio. «Non si può edificare continua Vitucci Eppure si tirano su plinti in cemento armato con una struttura in acciaio». Il muro di cinta del parcheggio è più volte stato dichiarato pericolante da perizie, vigili del fuoco e uffici tecnici. Cosa succederà con 132 pannelli solari?. «Non siamo riusciti a bloccare il parcheggio conclude il presidente del comitato faremo di tutto per bloccare il parco fotovoltaico nel centro storico della città».