La storica dell'arte bolognese ha assunto la guida del museo a novembre. Ora il ministero investe un milione di euro Sogna una Pinacoteca che dialoghi con la città, che sappia intercettare il turismo "mordi e fuggi" abituato ad andare poco oltre Piazza Maggiore. Un museo dove l'arte del passato dialoghi con il contemporaneo e con altri linguaggi, che sappia collaborare con l'Università e l'Accademia, senza puntare necessariamente ai grandi eventi. Cammina con piccoli passi ma determinati, Elena Rossoni che dallo scorso novembre dirige il museo di via Belle Arti. Dottoressa Rossoni, la riforma ministeriale porta nelle casse della Pinacoteca oltre un milione di euro. Cosa ne farete? «Completiamo i lavori per trasferire qui i depositi da Palazzo Pepoli, sostituire l'ascensore esterno e spostare il Gabinetto dei disegni. Sono interventi importanti perché ci permetteranno di esporre a rotazione tutto il nostro patrimonio». Quindi la riforma delle Soprintendenze ha anche aspetti positivi. «Stiamo sperimentando un nuovo modo di lavorare. Vedremo. Il ministro Dario Franceschini ha promesso 500 assunzioni di cui forse potremo beneficiare. E, comunque, il fatto di appartenere ad un Polo museale permette di condividere risorse umane e quindi di colmare lacune che sono comuni. Penso soprattutto a figure professionali che abbiano competenze in fatto di promozione, comunicazione, ricerca di fondi. Ad oggi tutto questo manca in Pinacoteca ma è assolutamente necessario se vogliamo far conoscere questa raccolta, che merita un numero di visitatori più alti». Perché secondo lei i turisti non arrivano fino in via Belle Arti? «Forse soffriamo nell'essere in una posizione un po' defilata rispetto al centro. Ma stiamo lavorando con il Comune e il Teatro Comunale nel tentativo di rivalutare la zona che è un polo culturale naturale». Qual è secondo lei la soluzione? «Non pensare solo alle grandi mostre, se non ci sono le risorse. Bisogna intercettare pubblici differenti. La novità potrebbe essere una lettura multidisciplinare delle collezioni. Ad esempio, con Bologna Festival, abbiamo avviato un ciclo su "musica e pittura". Aver esposto qui alcune incisioni di Giorgio Morandi, attinte alla collezione di Luciana Tabarroni, ha avviato una relazione con il contemporaneo e ha dato buoni risultati. A Palazzo Pepoli solo a gennaio ci sono stati 5.562 visitatori, contro i 988 del gennaio scorso. Nello stesso periodo in Pinacoteca abbiamo avuto 4.973 ingressi contro i 3.312 del 2015.E stiamo consolidando altre collaborazioni ». Quali? «Vorrei strutturare meglio, in maniera organica, la collaborazione con l'Accademia e l'Università, offrendo tirocini agli studenti: ad esempio, oggi gli allievi dell'Accademia curano le visite guidate alla mostra di Luciana Tabarroni. Con l'Università stiamo organizzando ricerche su singoli dipinti che poi potranno sfociare in conferenze. Domenica partirà un nuovo ciclo per bambini intitolato "Una Pinacoteca da favola!". I servizi sono gratuiti, si paga solo l'ingresso». Una bella novità in un momento in cui nei musei tutto ha un costo. «Per il momento ce la facciamo». Anche con la carenza di personale? L'orario di apertura è sempre limitato. «È vero, ma stiamo studiando la fattibilità di un sistema di controllo attraverso telecamere, che potrebbe affiancare la guardiania. Qui c'è tanto da scoprire: è un peccato che ci si focalizzi sempre sui soliti capolavori».
"Non i soliti capolavori la Pinacoteca vi stupirà"
La Pinacoteca di Bologna è stata guidata dallo storico dell'arte Elena Rossoni dallo scorso novembre. Il ministero ha investito oltre un milione di euro per migliorare il museo. Rossoni ha parlato dei progetti per migliorare la visibilità del museo e di aumentare i visitatori. Ha menzionato la possibilità di collaborare con l'Università e l'Accademia, e di offrire tirocini agli studenti. Ha anche parlato della creazione di un nuovo ciclo di visite guidate per bambini. Il ministro Dario Franceschini ha promesso 500 assunzioni, di cui forse potrebbero essere beneficiate le dipendenze della Pinacoteca. Rossoni ha anche parlato della necessità di promozione e comunicazione per aumentare la visibilità del museo.
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