«Vuole che le dica quali sono le missioni che adesso scavano a Pompei? Tante». È soddisfatto, il soprintendente archeologo Pietro Giovanni Guzzo, per la capacità degli Scavi di fare da punto di riferimento per le istituzioni scientifiche di mezzo mondo, a dir poco. Il fatto è che non esiste in nessuna altra parte un orologio temporale preciso quanto quello che è possibile trovare Pompei. Il sito difatti permette di tarare strumenti e formulare ipotesi scientifiche e culturali per un periodo storico unico e datato con assoluta precisione. «Cito a memoria - continua il professore - a Napoli, il Suor Orsola Benincasa e l'Orientale; poi, ci sono le Università di Perugia, Venezia, Trieste, Siena, quella della Basilicata; quindi l'Anglo american Pompei project; Innsbruck, Valencia. Hanno finito i finlandesi e stanno per arrivare, a settembre, gli svedesi». Quali sono i settori dove con maggiore frequenza si chiede di indagare? «Gli interventi sono rivolti a investigare tutta l'estensione della città e le attività puntano a indagare gli strati sottostanti i livelli di vita del 79, sino al VI secolo avanti Cristo, tanto è vero che l'anno scorso sono stati intercettati livelli del Bronzo antico». L'arrivo degli stranieri e delle università per anni è stato frenato dalla burocrazia, cosa è cambiato? «La legge attuale è la stessa dal 1939 riguardo ai principi delle concessioni; comunque, adesso con un nuovo decreto legislativo abbiamo dei modi differenti di rapportarci per lavori con le università». Cosa si potrebbe fare per favorire ancora più l'arrivo degli istituti stranieri a Pompei? «Veramente sono due argomenti diversi: le attività sono rivolte alla ricerca storica e archeologica e si tratta di attività scientifiche da cui la soprintendenza ricava informazioni e dati utili a redazioni di progetti di restauro, di manutenzione delle aree che sono sotto investigazione archeologica e in più, informazioni e scoperte da rendere disponibili per i visitatori». A che punto è il progetto Packard su Ercolano? «Funziona benissimo e secondo quanto è stato stipulato con contratto ormai più di un anno fa. Come si può ovviare alla riduzione del personale, cosa che costringe a tenere chiusi numerosi settori della città? «Purtroppo non è materia della Soprintendenza ma riguarda tutta la pubblica amministrazione». Ritiene puntuale la risposta giunta delle Università sugli interventi auspicati dalla soprintendenza nel convegno del '96? «Allora, invitammo stranieri e italiani senza alcuna differenza. Posso affermare che le risposte sono state certamente soddisfacenti».
Guzzo: Con i privati sinergie decisive
Il soprintendente archeologo Pietro Giovanni Guzzo è soddisfatto della capacità degli Scavi di Pompei di fare da punto di riferimento per le istituzioni scientifiche di tutto il mondo. Il sito di Pompei permette di avere un orologio temporale preciso, permettendo di fare ricerche scientifiche e culturali con precisione. Ci sono diverse università e istituzioni che lavorano a Pompei, tra cui l'Anglo-American Pompei Project, l'Università di Napoli e altre. Gli interventi di ricerca si concentrano sull'estensione della città e sulle attività del VI secolo a.C. L'arrivo degli stranieri e delle università è stato frenato dalla burocrazia, ma con il nuovo decreto legislativo, ci sono modi diversi per lavorare con le università.
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