VENEZIA. Più che «tagli», una ghigliottina sta per calare sulla cultura veneta. Eppure non è così in altre regioni. Il raffronto più bruciante è con la vicina Lombardia che ha nel bilancio di previsione poco più di 16 milioni di euro ma fa sapere che andrà come nel 2015: si arriverà con gli assestamenti a 31 milioni, giusto-giusto 10 euro per ognuno dei dieci milioni di abitanti dell'altro colosso a guida del Carroccio. Non è da meno la corazzata emiliano-romagnola che, con 32 milioni di euro e soprattutto con un 100 tondo rispetto allo scorso anno, marcia a tappe forzate verso l'obiettivo di triplicare gli investimenti in cultura nel corso del mandato del governatore Stefano Bonaccini: si è passati da 18,6 milioni nel 2015 a 27,8 lo scorso anno per giungere ai 32 del 2016. Un programma ambizioso che parte da un assunto: «La cultura spiegano all'assessorato bolognese - è un'impresa che dà lavoro a 80mila addetti ed è pari al 5 del Pil con oltre 30mila imprese». Come si spiega tanta disparità con una regione che - per caratteristiche geografiche e culturali - è tanto simile al Veneto che quest'anno stanzierà solo 4,9 milioni di euro per le molteplici attività che finiscono sotto l'«ombrello» della cultura? Da palazzo Balbi l'assessore alla Cultura, Cristiano Corazzari, spiega che non volendo ritoccare all'insù l'addizionale regionale mancano all'appello 300 milioni e che quindi tutti gli assessorati «soffrono», Cultura compresa. La ricognizione in altre regioni italiane, da Nord a Sud, risulta impietosa. Persino la piccola Liguria, col suo esiguo milione e mezzo di abitanti e tagli consistenti, destina per quest'anno 3,5 milioni di euro, 2,3 euro ad abitante. Fa meglio la Puglia (5 milioni di abitanti, come il Veneto) che può contare su consistenti fondi europei legati al suo posizionamento nella categoria «obiettivo convergenza» (a differenza del Veneto che è in «obiettivo competitività») e a residui dei fondi statali per il pacchetto «strutturale di coesione» ma che, oltre a questi, stanzia 12 milioni di euro di finanziamenti autonomi. In Toscana, 3,5 milioni di abitanti, il budget per la cultura nel 2016 resta invariato a 25 milioni di euro (6,7 euro ad abitante). La Campania, invece, alla vigilia di una legge quadro sulla cultura che sarà finanziata a parte, stima la quota pro capite di fondi destinati alla cultura addirittura in qualche centinaio di euro. Per fare qualche altro esempio, sia il teatro San Carlo di Napoli che il Verdi a Sorrento, godono ciascuno di 1,5 milioni di euro, la stessa cifra destinata in passato a Fenice e Arena che per quest'anno, invece, si dovranno accontentare di 600mila euro ciascuna. «Il sistema culturale veneto è solido risponde Corazzari certo, dovrà essere reso più efficiente ma la Regione continuerà a fare la sua parte. Con la prossima legge-quadro sulla cultura sottolineeremo la necessità di mettere in rete le realtà venete per arrivare a un sistema sano che parli con l'impresa e sia veicolo di promozione turistica». La Regione fa affidamento sui fondi europei (11 milioni nel prossimo triennio) con cui, spiega ancora l'assessore «finanzieremo imprese culturali e nuove start up. In più stiamo sensibilizzando le imprese a investire in cultura ottenendo anche le agevolazioni fiscali». A dar manforte alla compagine politica veneta interviene l'assessore regionale alla Cultura della Lombardia, Cristina Cappellini: «La Lombardia, pur essendo la Regione più efficiente e quella col maggior patrimonio culturale, è anche quella più tartassata in termini di residuo fiscale e di tagli di trasferimenti statali». Cappellini tiene però a precisare che «in questi tre anni la giunta Maroni ha sempre sostenuto adeguatamente le politiche culturali lombarde». Il Piemonte di Sergio Chiamparino mette quasi 27 milioni di euro nel capitolo cultura del bilancio mentre il Friuli Venezia Giulia aggiunge 7 milioni a quelli del 2015 arrivando a un totale di 34. «Crediamo molto negli investimenti in questo settore spiega l'assessore friulano Gianni Torrenti - la precedente giunta aveva dimezzato le risorse nel 2013, noi le abbiamo incrementate perché oltre a essere uno strumento di benessere è anche un formidabile volano per l'economia. Se una regione vuole essere attrattiva per imprese, assicurazioni e banche, deve avere un'offerta culturale adeguata. Supportiamo le produzioni musicali ma anche letterarie. Ma in fondo non abbiamo inventato nulla: le Generali, all'inizio del secolo scorso, pagavano il poeta Biagio Marin per fingere di fare il bibliotecario a Trieste, in realtà supportavano la sua attività creativa».