Dalla stazione di Marconi alle serre di Capalbio: 250 manufatti di pregio rimasti inutilizzati In Lucchesia, da Pescia fino a Capannori, ci sono gli scheletri di quello che un tempo era il distretto della carta. Strutture nate intorno al 1600, dove andava a fare acquisti anche Napoleone, oggi abbandonate a se stesse, per lo più franate, divorate dalla ruggine. Lungo la costa massese, invece, ci sono le vecchie colonie, annerite dal tempo e dal salmastro, mentre sui campi di Capalbio si vedono ancora le vecchie serre, ridotte ormai alla sola impalcatura, ricoperta dall'erba. Edifici storici ma ormai dimenticati: sono duecentocinquanta in Toscana. Tanti almeno ne ha fotografati Giacomo Zaganelli, artista curatore e ricercatore di Firenze, dando corpo ad un progetto con cui sono stati censiti tutti questi spazi vasti e degradati. «La mappa dell'abbandono in Toscana»: questo il titolo del suo lavoro, che in pratica è una cartina web ( esibisco.com ) in cui troviamo foto e posizione di tutti questi edifici, nato per tirare in ballo tre questioni: «quella del riuso, della perdita di memoria storica e del consumo del suolo in un Paese che ha il tasso più alto contro la crescita demografica più bassa». LA MAPPA DI ESIBISCO.COM DA FIRENZE AL MOMA. Il progetto è partito nel 2010 e sta andando avanti tuttora, raccogliendo un successo dietro l'altro. Le foto e il censimento di Zaganelli sono stati presentati in varie città italiane e straniere, compresa una tappa al Moma di New York, e a novembre scorso l'artista fiorentino è stato chiamato a illustrare il suo lavoro davanti la commissione cultura del Senato. «Ho raccontato questa esperienza durata cinque anni, il suo significato racconta l'artista I membri della commissione si sono dimostrati interessati, mi è sembrato di cogliere dei segnali positivi, ma su questo è bene non sbilanciarsi». La mappa di Zaganelli infatti mira a lanciare un messaggio preciso: «Riappropriarsi di questi spazi abbandonati e valorizzarli attraverso percorsi aggregativi». Lo spunto per proporre questo processo il fiorentino lo ha avuto da una grande città, Berlino, dove spesso si reca per lavoro. «L'idea mi è venuta vivendo lì spiega A Berlino gli spazi dismessi hanno rappresentato il punto di svolta per il rilancio della città: è in quegli spazi che sono nati progetti artistici e luoghi di ritrovo». Così l'artista, spesso accompagnato dal fotografo Enrico Tomasi come collaboratore, ha iniziato a cercare qua e là in tutte le province toscane, a caccia di luoghi dimenticati. ALLA RICERCA DELLO SCONOSCIUTO. Ma come fai a trovare qualcosa che ormai non conosce nessuno? Semplice: ti perdi. «Quando devo viaggiare, non passo dall'autostrada ma dalle strade interne spiega Per andare in Maremma, ad esempio, percorro la vecchia volterrana». In questo modo, ai contenitori ancora vuoti di Firenze, tra i primi ad essere censiti, si sono aggiunte la stazione radiotelegrafica Guglielmo Marconi a Coltano (Pisa), inaugurata dallo stesso fisico bolognese e dal re Vittorio Emanuele III, l'ex Montevivo di Empoli, le Cascine di Tavola a Poggio a Caiano, le Ceramiche Brunelleschi alle Sieci, la prima manifattura di ceramica in Italia nel 1774, l'ex miniera di Rio Albano sull'isola d'Elba, i Bagnetti della Puzzolente a Livorno. Esempi di architettura urbana o industriale sgretolati e ricoperti di muffa. Magazzini, palazzi, casermoni, fabbriche, serre: tracce di un passato urbano e produttivo che in Toscana non mancano; non solo nelle città, ma anche per le campagne. LA GENESI DELLA MAPPA. È proprio da queste infatti che la «mappa dell'abbandono» ha trovato il suo trampolino di lancio. «Tutto è partito nel 2010, quando parlando con gli amministratori fiorentini ho detto che noi avevamo un sacco di luoghi simili da cui prendere spunto e da lì è partito il censimento dice Zaganelli Poi ci siamo allargati a tutta la Toscana, trovando dei veri e propri tesori». Un patrimonio che deve essere sfruttato e non dimenticato, secondo l'artista.