Un' alluvione di piani strategici per valorizzare e animare il Castello; una catena di convegni o progetti senza futuro. E intanto il «Falcone» si spopola. Oggi è più frequentato da squallidi personaggi che da turisti. I quali, se arrivano, non trovano nemmeno un depliant. Povero Canossi! Sulla «Illustrazione bresciana» mostrava di crederci: «Restaurato, sarà fra i primi castelli storici d'Europa». Sulla carta restano i progetti, per fortuna anche quelli da delirio. Quando il Castello era reclusorio militare saltò fuori il maggiore Gaetano Pierni a suggerire un quartiere di case operaie, esteso da via dei Musei (Santa Giulia) fino ai bastioni, a suo avviso da spianare perché «perfettamente inutili». Per l'incredibile Pierni la zona sarebbe diventata «meta gradita del grandioso passeggio di tutte le classi sociali». Pazienza: stultorum infinitus est numerus. Non fu il solo pensatore di fine 1800. Uno propose una navetta da via Mazzini e via Militare. Idea del tutto simile alla recente proposta di una funicolare fra piazza Cesare Battisti e la vetta, o di un ascensore dalla galleria Tito Speri al prato dell'acquedotto. Troppo elementare servire il colle con gli autobus. Se non altro, sarebbero utili a quanti oggi scambiano i viali per parcheggi gratuiti. Nell'anno 1894 il Municipio cercò di mettere le mani sulla fossa accanto all'ingresso. Tolta ai militari ne avrebbe fatto «un gioco di palla e di bocce» per ragazzi e adulti. Storie di ieri, si dirà. E allora venivamo ad oggi. «Quale futuro per il Castello?» Ecco un titolo ricorrente sui giornali. Lo rileggeremo, a meno che, sul serio, quanti hanno a cuore il Castello non si rimbocchino le maniche. Progetti validi esistono: basta non ricominciare da capo. Nel maggio 1997 dopo due giorni di convegno al Sancarlino promotori l' Ordine degli architetti e l'Istituto italiano dei Castelli uscì una guida organica per il futuro. Era una ottima base di partenza. Non se ne fece nulla. E così si procede alla rinfusa. Con idee vincenti solo per chi le ha pensate: animare il Castello spostando dal Carmine la movida, aprire un ristorante nel quartier generale di Haynau o un bar nella torre dei prigionieri, con le pareti segnate dalle scritte degli infelici. O ancora: attrezzare la Fossa viscontea per concerti o recite (data la buona acustica) o il Grande Miglio a pinacoteca. Pazzie a parte le buone idee ci sono già. Ne sono state contate 31. Ma - come ha sottolineato chi ha sale in zucca sono tutte da collegare in un progetto globale di iniziative, confort, trasporti e servizi. Dunque, - parole di Del Bono - «Subito al lavoro». Ora e non domani.