Un'insolita sepoltura a fossa anziché in un'urna-ossuario. Recuperato dagli archeologi un ricco corredo di gioielli PIOMBINO. Nel corso degli interventi per la sistemazione dei danni causati dall'alluvione dell'ottobre scorso, la Soprintendenza archeologica toscana ha effettuato degli scavi di recupero in corrispondenza degli smottamenti verificati lungo la falesia di Baratti. In località Ficaccio, dove sono stati in passato effettuati numerosi rinvenimenti di età arcaica, è venuta alla luce una porzione di una necropoli villanoviana costituita da numerose sepolture "a pozzetto". Lo scavo di recupero, sul bagnasciuga come nel vicino caso del Fontino, sta procedendo con considerevoli difficoltà, visto il continuo affioramento di acqua dovuto al mare e alla vicina falda, che allagano l'area di intervento, costringendo gli operatori a lavorare nel fango. Gli archeologi hanno al momento individuato e recuperato diverse sepolture, lavorando senza interruzione per evitare danni da scavatori clandestini. Un rinvenimento spicca in particolare tra gli altri: negli ultimi giorni è stata recuperata una straordinaria sepoltura a fossa. Contrariamente al tipico costume villanoviano attestato a Populonia, che prevede la deposizione dei resti dell'inumato in un'urna-ossuario (il cosiddetto "vaso biconico"), a sua volta interrata in un pozzetto rivestito di lastre di arenaria, i due inumati, di giovanissima età, erano sepolti supini, uno sopra l'altro, inseriti in due vasi (un pithos e un biconico) accostati per la bocca. La sepoltura, già di per sé straordinaria, ha restituito un ricchissimo corredo di gioielli in bronzo, argento e ambra, ora in attesa di restauro. Terminata la fase di emergenza prosegue il recupero dei contesti archeologici coinvolti nelle frane e la loro messa in sicurezza.