RICOMINCIAMO dalla cultura. Ricominciamo da quel contesto che Veltroni sindaco considerava l'ingranaggio attorno al quale far girare Roma. Proviamo a far parlare le pietre, ridando voce e significato ai luoghi della storia. Roma è fatta di pietre di idee di orgoglio e trae la sua potenza da radici profonde e incancellabili. In questi anni di degrado e di abbandono invece ci siamo trovati a fare i conti miseramente con sampietrini dissestati, con pietre coperte dai rovi, con facciate di monumenti rovinate e cadenti, ma soprattutto con una assoluta mancanza di idee. Ecco perché ripartire dalla cultura significa ridare slancio ed energia ad una città che rischia di perdere la sua memoria. Questa è la mission. Fermiamoci ai fatti concreti. Il crollo dei visitatori dei musei è forse un indicatore sufficiente per capire lo stato di confusione e di grigiore in cui versa Roma. Ricordare le performance dell'era Nicolini sarebbe troppo facile, ricordare l'ottimo lavoro svolto da Borgna sarebbe invece doveroso. Dimenticare le incredibili esperienze, gli inspiegabili vuoti di pensiero, l'assoluta incapacità di progettare il futuro a cui abbiamo assistito in questi ultimi anni sarebbe infine terapeutico. Un esempio per tutti: l'incredibile parabola del Palaexpo. Dal 2001 sono cambiati ben dieci presidenti. Da Zanda a Cipolletta, da Fabiani a Bernabè è stato sempre il solito ritornello: mancano i soldi pubblici, mancano le strategie, manca una visione di insieme che riunisca le sedi museali di Roma, dal Maxxi al Macro, dalla Gnam ai Capitolini, dal Vittoriano al Palaexpo, in un unico polo espositivo con una sola regia, con incredibili tagli dei costi e con un'unica strategia in grado di imporsi all'attenzione del mondo intero. Programmando eventi, proiettandoli nel tempo e imponendosi sullo scacchiere internazionale. E invece si vive alla giornata dimenticando di amplificare l'energia che viene fuori dalle sempre più encomiabili iniziative di gallerie e fondazioni private. Frequentare per credere Flavio Misciattelli e il pastificio Cerere, Anna d'Amelio e la Fondazione Memmo, Mario e Dora Pieroni e Ram, Franco Nucci e Volume, Giovanni Giuliani e la sua Fondazione, gli Sciarretta e il Nomas, Sargentini e il suo Attico, Simona Marchini e la Nuova Pesa, la Fondazione Roma e la galleria Mucciaccia. È in tutti questi luoghi che ad ogni mostra si respira aria internazionale e si avverte la passione dei giovani per l'arte. È in quei cortili, in quelle sale che il Comune dovrebbe guardare per trovare idee e ripartire dando a Roma il ruolo che merita nel mondo.
La parabola del Palaexpo e la cultura che manca
Roma è una città con una storia profonda e un'identità forte, ma negli ultimi anni ha subito un degrado e un abbandono. La città è stata privata di idee e di energia, e ciò è stato evidenziato dal crollo dei visitatori dei musei. Il problema è stato risolto solo parzialmente con l'apertura di gallerie e fondazioni private, che hanno reso possibile la creazione di mostre internazionali e la passione dei giovani per l'arte. Tuttavia, il Comune dovrebbe guardare ai luoghi in cui si respira aria internazionale e trovare idee per ripartire e dare a Roma il ruolo che merita nel mondo.
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