BIANCA e blu, gialla e verde o tutta trasparente? Ancora polemiche per la Cassa Armonica. Fiumi di parole sui social e ieri mattina una manifestazione contro la scelta di non rimettere i vetri colorati inscenata da una cinquantina di cittadini dei gruppi civici Cittadinanza Attiva. Progetto Napoli, comitato Portosalvo, Assoutenti. Ma l'esperto di liberty, lo storico dell'architettura Fabio Mangone obietta: «Bianco e blu o giallo e verde, scelte possibili entrambe. L'importante però è discuterne con la cittadinanza». Nervo scoperto dei monumenti, infatti, la Cassa armonica di Errico Alvino scatena appassionate polemiche per la scelta di restauro. Vedendo i vetri trasparenti invece che gialli e verdi 15 giorni fa i movimenti avevano fatto fermare i lavori . Ieri hanno parlato davanti al monumento: « Si è ripercorso l'iter dello smontaggio del marzo 2012 spiegano - la corolla rimontata più piccola, i pezzi abbandonati nel cantiere della metropolitana, sino alla gara per il restauro il cui progetto, a nostro avviso, è stato condotto con superficialità sia dal Comune che dalla Soprintendenza ». «La verità è nel mezzo - dice lo storico dell'architettura, massimo esperto del liberty a Napoli, Fabio Mangone della Federico II -Non c'è ombra di dubbio che i vetri sono stati colorati per un certo periodo, ma non abbiamo disegni di Alvino, e la certezza di quale fosse la tinta nell'ultimo quarto dell'Ottocento, non c'è: le gouache sono poco attendibili, e le foto sono in bianco e nero». C'erano dei colori, questo è certo, e l'immagine storica consolidata era quella a colori. Prosegue Mangone: «Si potevamo fare due scelte, come sempre nel restauro di un'opera: storica oppure estetica. Per rispettare le tendenze del cromatismo dell'ultimo quarto dell' '800 avevamo tre strade: rifarla come la voleva Alvino (e non c'è uno straccio di sua indicazione); in mancanza di dati, gialla e verde com'era ultimamente. ("pietra non movere"). Infine, per rendere chiaro che si fa un intervento moderno, vetri trasparenti, come stavano facendo ora. Spesso nel corso del Novecento i colori di pensiline della fase eclettica e liberty sembrarono eccessive e nel rifarle si scelsero opzioni più lievi». «L'ex Caffè nazionale», prosegue, « poi ristrutturato da Cosenza e Canino diventò la razionalista Casina del Boschetto dei giornalisti, ma prima era coloratissimo. È già accaduto che nella Villa fossero stati abbassati i colori. Si può sempre sostituire un vetro o sovrapporre delle pellicole colorate. Piuttosto spiegare le motivazioni della scelta sarebbe stato atto democratico, sembra che tutto quello che riguarda la città debba essere un dialogo privato tra le burocrazie».