La notizia, di pochi giorni fa, è di quelle esplosive. L'architetto Renzo Piano abbandona Genova, e se non proprio la città natale, volta le spalle a quella civica amministrazione. E perché mai un gesto così sdegnoso da parte di un figlio illustre? Perché, a quanto si legge, il maestro Piano ha elaborato e presentato al Comune di Genova un progetto per la ristrutturazione del vecchio porto e dei vecchi quartieri a ridosso, così chiamando a nuova vita l'uno e gli altri. Il celebre urbanista, a quanto pare, ha inteso ampliare porto e carrugi, integrandoli e così sottolineando la presenza e la fruizione del mare, obiettivo a vantaggio di ogni città appunto marittima. Ma è trascorso nientemeno che un anno dalla presentazione, e il Comune di Genova non ne ha fatto nulla. Così Piano ha sbattuto la porta e - non sappiamo quanto metaforicamente - se ne è andato. E chi può dargli torto? Egli ha progettato (cito a memoria) il Centro Pompidou, l'aeroporto di Osaka, il museo di Klee. Si è sentito frustrato (nemo propheta!) in patria. Oggi il sindaco di quella città, ottima persona, lo rincorre. Ma senza azzardare pronostici sull'esito di tale nobile gara, possiamo dare timidamente un consiglio all'architetto Piano. Se Genova gli pare tarda e ingrata, venga da noi a Napoli, dove le cose - si sa - vanno ben diversamente. Qua si progetta, si realizza, si finanzia, si architetta (appunto) a spron battuto, senza soste, pause, cedimenti, titubanze. A volte, è vero, sembra che manchi qualcosa, forse addirittura i progetti o la logica o i soldi o gli uomini o le idee. Ma è solo l'urgenza per la cura del pubblico bene che tradì sce forse i civici reggitori: tuttavia l'ansia di fare è tipica, è nel costume, è nel dna dei rappresentanti del popolo. Tant'è che c'è solo l'imbarazzo della scelta, per un professionista serio e navigato come il Nostro. Egli potrebbe ad esempio - per iniziare dal mare - disegnare il campo di cozze attorno al Castel dell'Ovo o sotto Trentaremi. Potrebbe suggerire a qualche vice sindaco o all'Autorità portuale come piazzare al meglio dei buoni pontili per deturpare la residua bellezza del lungomare. Potrebbe meglio organizzare la marina del camorrista a Coroglio; o consigliare come altrimenti rovinare il lavoro dei pochi volenterosi che hanno per il momento attrezzato la spiaggia di Bagnoli. Potrebbe, inventare, con la sua sicura conoscenza dell'India, ulteriori strutture - come bancarelle, tavolati e colmate -idonee ad avvicinare alle rive del padre Gange quelle di via Caracciolo, cui non mancano gli stracci e la monnezza ma solo le vacche sacre. Può imparare da noi - senza falsa modestia - come avvicinare i vicoli al mare, e anzi scaricarveli dentro, senza tanti spocchiosi progetti. Per restare al marittimo, può dare una mano a Bagnoli, che ha bisogno non tanto di progetti (uno più, uno meno...), quanto di un temperamento impetuoso come il suo. Qui certo, qualche problema si presenta, perché bisognerà far capire anzitutto al grande architetto che Bagnoli è ferma da quindici anni. Ma che sarà in fondo? Quando anche il genovese Piano si sarà iscritto alle lobby di riferimento, e con lui beninteso anche la moglie secondo competenza, capirà agevolmente che l'importante nella vita pubblica è meditare. Gli potrebbero quantomeno affidare una consulenza, magari per un'indagine comparativa tra Napoli e Valencia. C'è la difficoltà che egli è veramente competente, ma si può fare un'eccezione per una volta. Altrimenti potrà studiare la connessione tra mare e traffici aerei, che invece d'un tratto si sono terremotati e richiedono campi di manovra sempre più rumorosi e spericolati, o aerostazioni sempre più ampie, centrali, invasive e inquinanti. Non tema, si capisce, per i tempi: qui nessuno assilla i consulenti né si azzarda a misurarne i risultati. E se il mare e il cielo dissestati non bastano all'insaziabile architetto Piano, la Soprintendenza e l'Ufficio antiabusivismo del Comune saranno lieti di guidarlo nell'ammasso sbalorditivo, nel groviglio degli abusi edilizi, di cui essi non sanno che farsi, ma che contemplano con serenità olimpica dal dopoguerra a oggi. In attesa rispettosa, com'è ovvio, di talenti esterni da convenzionare anche qui opportunamente: perché solo il pedigree di un Renzo Piano può misurarsi con l'imponenza di quello sfascio. Non si dica dunque che a Napoli non ci sono occasioni e proposte. Quantomeno, si regalano corsi di riqualificazione. Architetto Piano, dopo questa città di mare, la Sua Le sembrerà un'accolta di anime attraversate.