già assessore regionale ai Trasporti Non entrerò nella diatriba, di cui alla "Repubblica" del 28 del gennaio scorso, che impegna vari soggetti, sulla "qualità" del progetto regionale, che molti hanno definito un "ritorno" delle "Vie del mare". Certo, si tratta, come ha riconosciuto lo stesso consigliere delegato del presidente De Luca, di un progetto sostanzialmente "finalizzato" al Cilento. L'occasione mi permette però di ricordare che quella delle "Vie del mare", di cui al conseguente "Metrò del mare", fu una strategia precisa con una stella polare: il mare come risorsa. L'obiettivo: un diverso, e più qualificato, modo di fruire il territorio della Campania, le sue coste, le sue isole fino al suo strepitoso patrimonio culturale ed archeologico. Il sogno: arrivare, via mare, agli scavi di Ercolano, alle Ville Vesuviane, allo stesso Vesuvio, a Pompei. Nascevano l'intermodalità, il biglietto unico, la Carta del Turista, il Metrò del mare dell'Isola d'Ischia con digressione al Porto della Chiaiolella di Procida, quello dei Campi Flegrei, l'aliscafo per Sorrento, poi quello per Positano e giù fino al Cilento. Fu un investimento importante che, comunque, non superava i 10 miliardi di vecchie lire, con fondi esclusivamente dal bilancio regionale, per determinare nuova qualità del turismo e dello sviluppo, creando nuovi posti di lavoro sul mare. Era il 1986, un secolo fa, al tempo della "famigerata" Prima Repubblica. E che, in qualche modo, seppure limitato e precario, siano tornate le "Vie del mare" lo reputo un positivo segnale: il resto è da costruire con il consenso e con l'impegno di tutte le forze in campo. Con la speranza che non duri lo spazio di un mattino.