I dipinti più quotati sono un Bolaffio del 1925, "Ragazza con cesto e rondini", e un Crali del 1936, "Veduta aerea del castello di Gorizia", che valgono ciascuno 150 mila euro. E complessivamente, il patrimonio pittorico di proprietà dei Musei provinciali di Gorizia vale 7.482.000 euro. È quanto emerge da una prima perizia effettuata dagli stessi esperti della struttura museale dell'ente intermedio, alle prese in queste settimane con l'inventario dei beni mobili di proprietà dell'istituzione culturale isontina. L'inventario completo sarà pronto verosimilmente tra due settimane, come annunciato dal presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, che presenterà la relazione sul valore complessivo dei beni dei Musei provinciali nel corso della prossima riunione con i sindaci isontini, chiamati a esprimersi sul futuro dell'istituzione museale goriziana. La fetta più importante del patrimonio, tolti gli immobili, è certamente rappresentata dai quadri che compongono la pinacoteca di Palazzo Attems-Petzenstein. Complessivamente, il curatore Sasa Quinzi ha censito 735 dipinti, che vanno dai quotatissimi Bolaffio (cinque dei dieci quadri tra i più valutati sono proprio del pittore goriziano) e Crali, ai ricercati Music e Tominz, passando per le opere di Nathan e Cignaroli. Proprio il "San Michele Arcangelo e i Santi Sigismondo, Ludovico e Carlo" di quest'ultimo è il dipinto più grande custodito a Palazzo Attems, con i suoi oltre tre metri d'altezza. Tra i quadri di maggior pregio figurano anche quelli di Italico Brass, Sergio Altieri, Eugenio Scomparini, Antonio Paroli, Rodolfo Saksida. La maggior parte del patrimonio pittorico oggi di proprietà dei Musei provinciali risale agli ultimi due secoli, pur con alcune insospettabili sorprese: Palazzo Attems custodisce infatti due dipinti (per un terzo l'attribuzione è incerta) di Palma il giovane, al secolo Jacopo Negretti, risalenti alla prima metà del XVII secolo. «Il valore di mercato non è l'unico elemento che qualifica l'importanza del patrimonio della Pinacoteca», spiega l'assessore provinciale alla Cultura, Federico Portelli, che sta seguendo in prima persona le operazioni di censimento in corso. «Esiste un patrimonio identitario che è altrettanto importante: la raccolta è fortemente intrecciata con la storia del Museo e di un territorio oltremodo vasto, che valica i confini dell'attuale provincia spiega Portelli . C'è poi un altro aspetto, che è quello legato al personale che lavora nei Musei provinciali: un patrimonio di competenze composto da ricerca, studio, didattica, che dovrà essere valorizzato in futuro». Da chi? I prossimi due mesi dovranno dire se l'onere e l'onore toccheranno alla fondazione che il presidente Gherghetta e i sindaci puntano a costituire per rilevare il patrimonio dei Musei provinciali o all'ente regionale per il patrimonio culturale (Erpac) per il quale spinge la Regione.