La soprintendente Carlotta Cianferoni: «Abbiamo pochi soldi, se li usiamo saremo al freddo d'inverno» «MA COME si fa a lavorare con un caldo così? ». La custode del museo archeologico nazionale di Firenze è visibilmente affaticata dalle temperature tropicali di questi giorni. Fuori come dentro le sale del museo. Perché il condizionatore non funziona. Mancano i soldi e o si accende il condizionatore d'estate o il riscaldamento d'inverno. Delle due l'una, non ci sono vie di mezzo. I fondi stanziati dal ministero non lasciano margini di scelta. «Facendo un po' di calcoli con i soldi che abbiamo - dice la soprintendente Carlotta Cianferoni - rischiamo di passare l'inverno al freddo se accendiamo il condizionatore e quest'anno per la prima volta abbiamo deciso di tenerlo spento». Risultato, il personale suda, i visitatori pure. E non sono nemmeno pochi. Sono stati 46.781 nel 2004 e 20.593 dall'inizio dell'anno alla fine del mese scorso. Anche il museo non è di poco conto: al suo interno ci sono tesori d'arte greca, egizia e etrusca di enorme valore storico e artistico. Come la Chimera del V-VI secolo avanti Cristo, scoperta nel 1553 nella campagna aretina e restaurata da Benvenuto Cellini.Non a caso attira gente da ogni parte del mondo. «Anche i visitatori si lamentano per il caldo - continua la custode - è logico, non è piacevole stare qui se si bolle. Ma almeno loro in un'oretta se la cavano, noi invece ci stiamo dalle 6 alle 11 ore di fila». Interviene sulla questione anche il soprintendente del Polo museale fiorentino e direttore regionale dei Beni culturali Antonio Paolucci che precisa: «L'erogazione dei fondi spetta al ministero non alla Soprintendenza regionale. In ogni caso i musei in cui il caldo può danneggiare le opere sono dotati di un adeguato impianto di condizionamento. A Firenze ci sono ben altre emergenze, come la mancanza di personale e le chiese che crollano». Ma la soprintendente del museo archeologico non ci sta: «È vero che i problemi più grossi dal punto di vista delle opere ci sono nelle pinacotechemaè altrettanto vero che certi pezzi restaurati se c'è parecchio caldo possono risentirne eccome. Un capolavoro di ceramica attica come il cratere Francois del sesto secolo avanti Cristo, che è stato restaurato a cera, a 40 non gode ». E non è finita qui. La mancanza di finanziamenti da parte del ministero, oltre a mettere a rischio la conservazione delle opere, mette in seria difficoltà anche tutto il funzionamento della Soprintendenza. «È molto difficile svolgere il nostro ruolo di controllo sul territorio - dice Cianferoni - Sono molti gli scavi, i cantieri da ispezionare e controllare,ma solo nei casi più urgenti riusciamo a mandare i nostri tecnici. Non riusciamo a fronteggiare le spese e quando si avvicina la seconda metà dell'anno la situazione diventa ancora peggio. Quest'anno i soldi sono stati meno di quelli dell'anno scorso e molti meno rispetto a quelli che avevamo chiesto». Così non rimane che fronteggiare la situazione giorno per giorno. E intanto, per quanto riguarda il museo, sperare in qualche perturbazione atlantica. Fino ad allora ci sarà da sudare. Eppure erano stati fatti anche i lavori necessari per fornire le sale degli impianti di aria condizionata, sia al secondo piano che all'ex Topografico, nelle sale lungo il giardino tra il Palazzo della Crocetta e gli Innocenti. Niente da fare. Senza soldi non c'è nemmeno il fresco. Per ovviare si cerca di aprire i settori più caldi nelle ore del mattino. È il caso dell'ex Topografico che ospita la mostra sui cibi del mondo antico e le sale del secondo piano che accolgono bronzi e ceramiche.