CARO direttore, nei giorni scorsi il Mibact ha selezionato la capitale italiana della cultura 2017, attribuendo il titolo a Pistoia dopo che per il 2016 il riconoscimento era stato assegnato a Mantova. In entrambe le occasioni, in nomination, per dirla in maniera hollywoodiana, c'erano dieci città. A rappresentare il Sud c'era Ercolano, la città di cui dalla scorsa estate sono sindaco. In questi mesi, la candidatura di Ercolano capitale è servita a creare entusiasmo in città intorno a un tema che, mai prima d'ora, era stato così sentito dai miei concittadini. Dal primo giorno dell'anno scolastico, sono entrato nelle classi di tutti gli istituti cittadini a parlare del nostro patrimonio culturale, degli Scavi, del Vesuvio, delle Ville del Miglio d'oro e di quella eccellenza tecnologica che è il Museo archeologico virtuale. Insieme ai ragazzi che avevano proposto la candidatura prima che io diventassi sindaco, e che non smetterò mai di ringraziare, abbiamo aperto quest'occasione alla città coinvolgendo scuole, parrocchie e associazioni nella redazione del dossier da presentare al Mibact. C'è chi ha speso centinaia di migliaia di euro in consulenze per scrivere il proprio progetto, a Ercolano non abbiamo speso un solo euro. Zero. Del resto, in bilancio ho trovato appena 400 euro stanziati per turismo e cultura Ciononostante, abbiamo presentato al Mibact un dossier ricco di linee progettuali sviluppate intorno ai grandi attrattori, ma anche in grado di coinvolgere le zone più disagiate. La Bellezza per uscire dal disagio è stato uno dei fili conduttori del nostro lavoro. Diventare capitale italiana della cultura sarebbe stato per Ercolano un eccezionale trampolino di lancio per lo sviluppo culturale ed il riscatto sociale di un territorio, ma andremo avanti ugualmente. Siamo abituati a vedere le città ferme solo in occasioni delle finali dei Mondiali di calcio o di altri eventi sportivi importanti. Neanche il più ottimista fra gli ottimisti avrebbe mai creduto possibile che una città di 55 mila abitanti del Sud Italia si fermasse in attesa del risultato di una competizione culturale. A Ercolano è accaduto per ben due volte in pochi mesi. È già quello un risultato enorme. Ottenuto anche col sorriso e le strette di mano date a chi non era mai stato reso partecipe della fortuna di vivere a contatto con un patrimonio culturale inestimabile. Abbiamo seminato la consapevolezza delle proprie radici e della ricchezza della propria Storia che, unita ad un'operazione di "normalizzazione" del territorio, consentirà a Ercolano di fondare il proprio sviluppo sulla cultura. Se le nuove classi dirigenti del Sud si fermassero a guardare i disastri ereditati dalla classe politica che ci ha preceduto, seriosamente chiusa nelle proprie stanze, noi non ci avremmo neanche provato. E, quella sì, sarebbe stata una sconfitta cocente e una ulteriore mortificazione per Ercolano e per tutto il Mezzogiorno. L'autore è sindaco di Ercolano