CARO Augias, la storia che pagare un biglietto sia "educativo" per chi fruisce di un museo o di un sito archeologico non mi convince. In Italia "fare cassa" coi luoghi della cultura sta diventando una mania. Eravamo il Paese che "largheggia di più" in ingressi gratuiti? Per la verità non pagavano gli anziani sopra i 65 anni, i giovanissimi, gli studenti e gli studiosi. In modo, tutto sommato, mirato. Ora, per far vedere che tanta gente frequenta musei e siti archeologici, "si largheggia" in week end e domeniche gratis. A monte, è vero, c'è una crassa ignoranza (maleducazione) derivata dal fatto che abbiamo un livello d'istruzione mediocre e che pochi minuti sono dedicati nei licei alla storia dell'arte. Per il paesaggio poi, zero ore anche negli istituti dei futuri architetti, ingegneri, geometri. Il problema numero 1 è l'educazione all'arte, è la didattica museale. Un tempo il ministero e singoli musei, spesso civici, se ne occupavano. Oggi? Il MiBact meno, o per nulla. Quanto agli Usa, i musei di fondazioni sono gratuiti. Come lo sono, per scelta politica, i grandi musei inglesi. A Londra hanno calcolato che, con la gratuità, il turismo culturale sia aumentato del 50 e oltre. Chi ha ragione alla fine? Vittorio Emiliani Roma BEN vengano le discussioni ben motivate; la prima cosa da respingere sono le obiezioni dettate da un logoro populismo o dal vezzo di farsi belli schierandosi sempre contro, una specie di furore talebano per tutto ciò che sa di ufficialità retaggio degli anni Ottanta, immagino. Interpreto la ventilata introduzione del biglietto come una specie di apprendistato alla socialità, una di quelle cose un po' americane: fai anche tu qualche cosa per il tuo Paese. A proposito degli Stati Uniti, Vittorio Emiliani ha certo ragione sulla gratuità dei musei delle fondazioni; in compenso i cittadini di quel Paese sono chiamati spesso a dare un contributo là dove le istituzioni non possono arrivare. Ricordo nella scuola elementare (comunale) di mia figlia a New York, la colletta per l'acquisto di un nuovo pianoforte, tutti parteciparono, il piano venne acquistato, ci fu una festicciola con qualche Coca Cola e due salatini, qualcuno suonò " The Star- Spangled Banner", l'inno nazionale. Malinconico agli occhi disincantati di un italiano, in realtà lezione sul campo di vera cooperazione; non c'è museo americano dove non ci sia, murata nell'atrio, una grossa targa di marmo dedicata "Ai nostri generosi mecenati" (" To our generous donors"). È a questo tipo di società che penso leggendo dell'idea di far pagare tre o quattro euro d'ingresso, forse m'illudo, certo le obiezioni lette finora suonano meschine. Dove Emiliani ha ragione è che il biglietto rischia di rimanere una lucetta nel deserto di una spaventosa diseducazione in campo artistico e del paesaggio un bene tutelato addirittura a livello costituzionale per il quale invece i vari organismi pubblici fanno poco quando non contribuiscono a devastarlo come in certe sciagurate province che conosciamo. L'introduzione dell'Art Bonus è stata una buona cosa, a me pare che lo sia anche il biglietto. Ci vorrà tempo, pazienza, forse arriveremo anche noi dove altri sono già da tempo. CORRADO AUGIAS c.augiasrepubblica.it
Cosa serve davvero ai musei
Il sottoscritto Vittorio Emiliani sostiene che il pagamento di un biglietto per accedere a musei e siti archeologici in Italia non è una buona idea. Secondo lui, la mancanza di educazione all'arte e la didattica museale sono il problema principale. In passato, il ministero e i musei civici si occupavano di questo aspetto, ma ora è poco o nulla. Emiliani cita l'esempio degli Stati Uniti, dove i musei delle fondazioni sono gratuiti e il turismo culturale è aumentato del 50%. Egli sostiene che l'introduzione del biglietto potrebbe essere un'opportunità per l'apprendimento della socialità e per la cooperazione tra le persone.
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