UNA RIVOLUZIONE che rischia di rimanere sulla carta, buona solo a piazzare l'esercito di dirigenti, esperti agronomi compresi, che non ha pari nel resto d'Italia. La nuova mappa del potere dei Beni culturali in Sicilia, appena presentata in giunta, prevede sì la riduzione del 30 per cento di unità operative e servizi, cioè di poltrone di dirigenti che passano da 297 a 207, con la creazione di 12 Poli museali, ma di fatto prende atto solo dei pensionamenti: così in Sicilia i dirigenti di soprintendenze e musei rimarranno sempre più di quelli dello Stato nei beni culturali, circa 180. Una rivoluzione che rischia di rimanere sulla carta, buona solo a piazzare l'esercito di dirigenti, esperti agronomi compresi, che non ha pari nel resto d'Italia. La nuova mappa del potere dei Beni culturali in Sicilia, appena presentata in giunta, prevede sì la riduzione del 30 per cento di unità operative e servizi, cioè di poltrone di dirigenti che passano da 297 a 207, ma di fatto prende atto soltanto dei pensionamenti: così in Sicilia i dirigenti di soprintendenze, aree archeologiche e musei rimarranno sempre più di tutti quelli che ha in capo lo Stato nei Beni culturali d'Italia, circa 180, con gli Uffizi che hanno un solo dirigente. E tra chi difende la riforma, che prevede la creazione di dodici Poli museali e archeologici al momento senza alcuna autonomia vera e propria come prevede invece una vecchia legge regionale applicata soltanto per il parco di Agrigento, e chi invece la definisce «un taglio burocratico di uffici», una cosa è certa: la Regione continuerà a pagare un esercito di graduati e a non investire un euro per migliorare i servizi in quelli che dovrebbero essere i gioielli di Sicilia. La mappa del nuovo assetto dei Beni culturali dell'Isola è stata appena presentata in giunta. Prevista la creazione di dodici Poli, con un solo direttore che avrà comunque sotto il suo comando diversi dirigenti. A Palermo sarà creato un Polo che comprende la Galleria Abatellis e Palazzo Mirto, un secondo Polo con i musei archeologici Salinas, Solunto, Monte Jato e Himera. Con servizi separati rimarranno il Museo regionale di arte moderna (che accorperà il museo di Terrasini) e la Biblioteca regionale Bombace. A Catania il Polo regionale comprenderà il parco archeologico della città, la casa museo Verga e i musei di Caltagirone e Adrano. A Enna previsto un unico Polo con la Villa del Casale, Morgantina e Aidone. A Messina invece i Poli saranno ben tre: uno per le Eolie, uno per Naxos-Taor- mina e un terzo con il museo di Messina e quello di Mistretta. A Siracusa in un unico Polo vengono inseriti la Galleria Bellomo e la Casa museo Uccello di Palazzolo Acreide, mentre un secondo Polo racchiuderà invece il Paolo Orsi, la Neapolis, il parco di Lentini e quello di Eloro. A Trapani rimangono separati i due parchi di Segesta e Selinunte e un terzo Polo riguarderà i musei della provincia. Ad Agrigento il parco archeologico della Valle dei templi, unico già autonomo. Previsto qui un secondo Polo con il museo archeologico e la casa di Pirandello, nonostante siano tutti a poca distanza l'uno dall'altro. A Ragusa e Caltanissetta ci sarà un unico Polo che gestirà tutti i musei della provincia. Questa la riforma, che prevede al vertice di ogni Polo una sola figura di direttore-manager. Peccato però che oggi nessuno di questi Poli abbia certezza di avere reale autonomia. Dall'assessorato al Bilancio non hanno alcuna intenzione di consentire di trattenere gli incassi direttamente nei Poli perché, con l'attuale carenza di liquidità, la Regione non può rinunciare a fare cassa. E per le spese di funzionamento i Poli dovranno sempre attingere da un capitolo unico di appena 4 milioni. Tra i dirigenti, invece, molti si lamentano perché perdono potere. Il dirigente generale Gaetano Pennino difende la riforma: «Siamo funzionari di una pubblica amministrazione e non dovremmo gestire potere dice il nuovo assetto risponde a criteri di semplificazione a partire, per esempio, dal personale di custodia. Con la creazione dei Poli si potranno spostare i custodi sulla base delle esigenze delle singole aree archeologiche e dei musei. Il dirigente del Polo avrà una funzione di coordinamento». Nella burocrazia però in molti storcono il naso, ad esempio i dirigenti dei musei Salinas e Orsi che non rimangono pienamente autonomi come "grandi musei": «Parliamo di istituzioni museali antiche e preziose dice Francesca Spatafora, direttrice del Salinas che non hanno lo status di grandi musei come altri venti in Italia: anche se dal punto di vista amministrativo resteranno il riferimento come servizio di un polo archeologico, non avranno l'autonomia dei grandi musei nazionali ». La soprintendente di Agrigento, Caterina Greco, il suo parere l'ha scritto su Facebook: «Accorpamenti e tagli lineari, dentro una struttura asfittica del territorio visto ancora dentro i confini delle province, secondo la vecchia concezione del Novecento». L'ex assessore Mariarita Sgarlata parla di «declassamento» per il Salinas a Palermo e il Paolo Orsi a Siracusa», mentre un altro ex assessore ai tempi dei governi Cuffaro, Fabio Granata, incalza: «Ennesima riforma inutile e dannosa, sintomo di una preoccupante e inaccettabile mancanza di consapevolezza e visione del governo regionale». Una cosa è certa: senza vera autonomia la riforma rimarrà tutta sulla carta e comunque la Sicilia continuerà ad avere un esercito di dirigenti a capo di unità operative che nel resto del Paese sono guidate da funzionari.
SICILIA - Musei, la riforma salva-poltrone
La Regione siciliana ha presentato una nuova mappa del potere dei Beni culturali, che prevede la creazione di dodici Poli museali e archeologici. La riforma prevede la riduzione del 30% di unità operative e servizi, ma di fatto prende atto solo dei pensionamenti. I dirigenti di soprintendenze, aree archeologiche e musei rimarranno sempre più di quelli che ha in capo lo Stato nei Beni culturali d'Italia, circa 180. La Regione continuerà a pagare un esercito di graduati, ma non investirà un euro per migliorare i servizi in quelli che dovrebbero essere i gioielli di Sicilia.
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