L' assessore regionale ai Parchi Giacomo Giampedrone mette in chiaro che l'obiettivo della riforma non è la razionalizzazione, «ma un rafforzamento della governance dei parchi, perché le risorse sono sempre meno e, con uno staff centrale molto operativo, riusciremo ad attingere a finanziamenti Ue da destinare alle aree». E prosegue: «I direttori dei parchi rimangono, così come la parte tecnico-amministrativa, a garantire l'interesse e l'unicità di ciascun territorio». Ci sarà comunque un periodo di passaggio, in attesa dell'entrata in vigore della riforma: «È imminente la nomina del presidente del Parco di Portofino - annuncia Giampedrone - con la nuova norma presupponiamo periodi transitori in cui i presidenti esauriranno l'incarico». E l'organizzazione centralistica del sistema funziona già se Giampedrone affonda sul presidente del Parco di Montemarcello Magra e Vara, Francesco Pisani. Gliel'ha scritto nero su bianco su Facebook. Quella è la porta. E la porta si aprirà tra due mesi, quando il mandato di Pisani scadrà. E ribadisce: «Pisani è presidente di un parco regionale, la Regione è il suo interlocutore, se non vi si riconosce, per differenze politiche, lui del Pd, allora si dimetta. E comunque, il presidente Toti, posso pure anticipare la notizia, non lo rinominerà ». Dura la reazione del Pd, all'attacco dell'assessore regionale: «Giampedrone minaccia su Facebook di licenziare il presidente del Parco con un'arroganza inaudita, crede di essere Napoleone e invece è "soltanto" un semplice assessore regionale attaccano i consiglieri regionali Pd, Raffaella Paita, capogruppo, e Iuri Michelucci - pensa che chi non ha la sua stessa posizione politica, non possa ricoprire incarichi istituzionali» . A scatenare la reazione dell'assessore Giampedrone, è stata una richiesta. Annettere due aree di grande pregio di Ortonovo (con il sito archeologico di Luni) e Castelnuovo (la zona umida "Il padule") all'areale del Parco, un procedimento che però la Regione ha rigettato proprio nei giorni scorsi. «Per la precisione, per Ortonovo, il "no" è arrivato nel 2014, con la giunta precedente - chiarisce Giampedrone, che è figlio del primo presidente del Parco di Montemarcello, Angelo Giampedrone - e per Castelnuovo, gli Affari giuridici della Regione hanno chiarito, e certo la politica non c'entra, che il procedimento scelto, la modifica statutaria del parco, non è sufficiente. Perché occorre una modifica del piano del Parco, con passaggio in consiglio regionale. È una regola sacrosanta che i consigli comunali non possano modificare i confini di un parco». Non si aspettava la doccia fredda del veto degli uffici regionali, invece, il presidente del Parco, Francesco Pisani: «Un improvviso cambio di rotta della Regione, rispetto a quasi un anno fa, all'inizio dell'iter. Inserire queste aree così pregiate nell'area del Parco significava garantirne la salvaguardia accedendo a fondi europei». Dichiarazioni che hanno fatto inferocire Giampedrone, già sindaco di Ameglia: «Se non condivide le nostre idee, se ne va, visto che percepisce anche uno stipendio dalla Regione. Quello che gli hanno indicato gli uffici non è certo un parere politico, ma tecnico ».
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L'assessore regionale Giacomo Giampedrone ha affermato che la riforma dei parchi non mira alla razionalizzazione, ma al rafforzamento della governance. I direttori dei parchi rimarranno e la parte tecnico-amministrativa continuerà a garantire l'unicità di ciascun territorio. Ci sarà un periodo di passaggio per la nomina del presidente del Parco di Portofino. L'assessore ha anche criticato il presidente del Parco di Montemarcello Magra e Vara, Francesco Pisani, per aver richiesto l'inserimento di aree pregiate nell'area del Parco. Giampedrone ha minacciato di licenziare Pisani, ma il presidente Toti non lo rinominerà.
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