L'attesa per la sentenza del Tar sul ricorso dei consigli di Inps, Inail, Inpdap. L'ex ministro: chi compra fa un affare ROMA Per il nuovo presidente del Tar del Lazio, Pasquale De Lise, è un autentico battesimo del fuoco. La terza sezione di quel tribunale, presieduta da Stefano Baccarini, deve esprimere un verdetto non facile sui ricorsi presentati nei mesi scorsi nei quali i sindacati e i consigli di vigilanza di Inps, Inail e Inpdap chiedono di annullare i decreti con i quali parte degli immobili «strumentali» degli enti previdenziali sono stati trasferiti al Fip, il Fondo immobili pubblici costituito nei mesi scorsi dal Tesoro. Si tratta di un'operazione progettata quando al ministero dell'Economia c'era ancora Giulio Tremonti, ma che ha incontrato subito una dura opposizione dei sindacati e del centrosinistra, che l'hanno considerata un esproprio in piena regola. La guerra era sfociata nelle proteste dei presidenti dei Consigli di vigilanza dell'Inail, Giovanni Guerisoli, dell'Inps Francesco Lotito e dell'Inpdap, Guido Abbadessa, quindi nelle carte bollate. E ora si è arrivati al momento decisivo. Ieri il quotidiano «l'Unità» ha sferrato un duro attacco all'operazione. E si prevedono fuochi artificiali in Parlamento, dove i Ds hanno presentato un'interrogazione al vetriolo firmata fra gli altri da Pietro Gasperoni, Renzo Innocenti, Mauro Agostini e Giorgio Benvenuto. La tesi dell'opposizione è che con il Fip il patrimonio verrebbe «svenduto a prezzi di realizzo scandalosamente al di sotto delle quotazioni di mercato». E i Ds portano a esempio il caso degli uffici dell'Inpdap «in pieno centro di Roma» che «sarebbero stati ceduti a 1.800 euro al metro quadrato a fronte di prezzi medi di mercato che per le abitazioni si aggirano fra i 9 mila e 10 mila euro al metro quadrato». Commenta l'ex ministro Vincenzo Visco: «Il Tesoro vende a prezzi bassi e paga affitti alti. E chi compra fa decisamente un affare». L'operazione Fip è stata concepita in questo modo. Gli immobili «strumentali» degli enti previdenziali, come gli uffici dove Inps, Inail e Inpdap svolgono la loro attività, vengono trasferiti d'autorità a un Fondo pubblico destinato a essere collocato sul mercato. Il prezzo di cessione è quello di bilancio: 668 milioni per i 43 immobili dell'Inps, 241 milioni per i 22 dell'Inail e 75 milioni per le 8 sedi dell'Inpdap. Ed è, hanno rilevato i sindacati, ben inferiore al valore di mercato, che sarebbe superiore a 3,3 miliardi di euro. La somma viene pagata dal Fondo al ministero dell'Economia, che dovrebbe provvedere a trasferirla al conto di tesoreria di ogni ente. I soldi sono anticipati da un pool di banche scelte per il collocamen-to delle quote del Fondo, e di cui fanno parte Banca Imi, Barclays, Lehman Brothers e Royal Bank of Scotland. Inps, Inail e Inpdap continuano però a occupare gli immobili. Gli uffici vengono ceduti al Fondo con un contratto d'affitto della durata di nove anni rinnovabile per altri nove, una prima volta, quindi per successivi periodi di sei anni. Gli enti pagano un affitto all'Agenzia del demanio, che a sua volta versa al Fondo un canone annuo. Per i soli immobili Inpdap si pagano 5,6 milioni all'anno. Per l'Inps, invece, circa 43 milioni. Cifre tali da assicurare ai partecipanti al Fondo un rendimento lordo annuo, elevatissimo, dell'8,1385. Dice Abbadessa: «Con questa operazione gli enti previdenziali si impoveriscono, diventano precari nell'organizzazione, dovranno pagare affitti crescenti e destinare a ciò parte delle proprie risorse senza avere significativi risparmi». I sindacati contestano anche il fatto che il canone sarebbe determinato, sulla base di valutazioni di mercato, da «esperti "indipendenti" nominati dalla stessa società di gestione del Fondo». La società in questione è Investire immobiliare, controllata dalla Banca Finnat Euramerica che fa capo al finanziere Giampietro Nattino (che ha delegato a gestire due portafogli del Fip Pirelli Re e Bnl Fondi immobiliari). E anche questa scelta non piace ai sindacati, in prospettiva del collocamento che Arturo Nattino, direttore di Banca Finnat, ha previsto nelle scorse settimane possa avvenire entro l'estate. La banca della famiglia Nattino possiede una quota anche nella Bnl e all'ultima assemblea si è unita al Contropatto di Francesco Gaetano Caltagirone, di cui fanno parte gli immobiliaristi Stefano Ricucci, Danilo Coppola e Giuseppe Statuto. Ora si aspetta solo la decisione del Tar. Ma in caso di insuccesso dei ricorsi, Lotito ha annunciato un'iniziativa provocatoria: lanciare un'Opa sugli immobili degli enti, con un'offerta migliore di quella del Fip.