PER due ore, ieri, è rimasta aperta «con soli 7 custodi, di cui 4 della ditta di vigilanza esterna, al posto di 13, che in genere è il numero sotto il quale non si potrebbe scendere ». A denunciare la «violazione della sicurezza» alla Galleria Borghese - dove l'ingresso è a numero chiuso, su prenotazione - è Claudio Meloni, coordinatore Cgil per i Beni culturali. Dalle 13 alle 15, ieri, nel museo era in programma un'assemblea sindacale. «Ma la direzione ha impedito a tre dipendenti interni di parteciparvi per non chiudere la Galleria al pubblico e ha chiamato in supporto quattro esterni» sostiene Meloni. Così, aggiunge il sindacalista, il museo «è rimasto aperto, ma senza le necessarie condizioni di sicurezza a tutelare il patrimonio che custodisce capolavori di Caravaggio, Tiziano e Raffaello, e i circa 200 visitatori presenti in quelle ore, fra l'altro in un periodo dove l'allerta in città è molto alta». Respinge le critiche la direttrice della Galleria Borghese, Anna Coliva: «Con la norma che ha inserito i musei fra i servizi pubblici essenziali siamo autorizzati, in questi casi, a precettare alcuni dipendenti per garantire l'apertura. Inoltre, nei festivi spesso apriamo comunque con gli stessi numeri di ieri e con l'aiuto della vigilanza esterna ». «La verità prosegue Coliva - è che un numero minimo di custodi presenti, per legge, non esiste. Fu stabilito in 15 unità da una contrattazione sindacale, ma all'epoca avevamo 80 custodi. Oggi ce ne restano solo una quarantina, quindi purtroppo non siamo più in grado di aprire con il numero di persone che sarebbe necessario. E questo non solo alla Galleria Borghese, ma in molti siti culturali». «I musei sono giudicati da un regolamento dei vigili fra i siti a maggiore rischio e ci sono dei protocolli previsti, come per tutti i luoghi di lavoro - ribatte Meloni - Inoltre, la nuova norma che regola il diritto di sciopero nei musei non può ancora essere applicata, perché manca la regolamentazione provvisoria della commissione di garanzia».