IN SICILIA ci sono musei, tipo l'Archeologico di Caltanissetta e il Complesso di Tallarita, che incassano meno di 2.000 euro all'anno. Ognuna di queste strutture ha un dirigente e in media una decina di impiegati regolarmente stipendiati. Basterebbe questo semplice dato per giudicare la politica dei Beni Culturali nell'Isola, senza bisogno di snocciolare altre cifre sul flop di musei e siti storici che, distaccandosi dal trend nazionale, segnano un calo nel numero delle visite. Nell'epoca dell'apertura ai privati, dell'azionariato diffuso, dell'innovazione del crowdfunding, la Regione è riuscita sinora a inanellare una serie decennale di promesse a vuoto e a pasticciare con bandi e contro-bandi facendosi spernacchiare persino dalla Corte Costituzionale. Il tema sul tappeto è semplice: siti archeologici e musei siciliani costano troppo e rendono pochissimo. Quindi sono amministrati male, non c'è sofismo assessoriale che tenga. È proprio l'idea di partenza che è sbagliata: i beni culturali visti come sistema sociale accessorio, come stipendifici, come parcheggi di professionalità depresse. E invece no. Nulla potrà mai cambiare se chi governa non restituirà il ruolo che spetta loro, quello di luoghi della vita democratica. Smettiamola di girarci intorno. Non saranno né un manager né un economista, ai quali spesso in modo sommario ci si appella in questi casi, a salvare i nostri musei. Ma una politica che sappia scegliere: o l'arte o la burocrazia; o la cultura o il vetero-sindacalismo; o la Testa di Ade o le facce di bronzo.
SICILIA - La testa di Ade e le facce di bronzo
In Sicilia ci sono musei e siti storici che incassano meno di 2.000 euro all'anno. Questo è un problema che affligge la Regione, che ha promesso di migliorare la situazione senza ottenere risultati concreti. I siti archeologici e i musei sono visti come "stipendifici" e "parcheggi di professionalità depresse", ma in realtà sono luoghi della vita democratica. La soluzione non può venire da un manager o un economista, ma da una politica che sappia scegliere tra l'arte, la cultura e la burocrazia. La Regione deve riprendere il ruolo di gestore dei beni culturali e non continuare a promettere senza ottenere risultati.
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