La «legge Lupi» ora passa al Senato. Resta la norma che delega il Governo a varare la riforma della fiscalità ROMA - Si avvia verso la pensione il vecchio Piano regolatore generale e al suo posto arriva il Piano urbanistico diviso su due livelli: strutturale e operativo. La Camera ha approvato ieri il disegno di legge Lupi sul governo del territorio e di riforma della legge urbanistica del 1942. Un passaggio storico: mai un ramo del Parlamento era riuscito a varare questo testo di riforma di cui si discute da oltre dieci anni ormai. Si tratta anche della prima legge di principi che fa un concreto passo avanti dopo la riforma del titolo quinto della Costituzione. Ieri nell'Aula di Montecitorio tutto il centro-destra ha votato a favore, il centro-sinistra ha votato contro, Adesso il provvedimento va a Palazzo Madama. «È un passaggio importantissimo che mette il Senato in condizioni di andare avanti, anche per il clima di collaborazione con l'opposizione in cui il testo è nato», dice il "padre" della legge, Maurizio Lupi (Forza Italia). «Anche se la responsabilità politica dell'approvazione della legge ricade tutta sulla maggioranza, questa è una legge di tutti», aggiunge il relatore. Per la prima volta vengono introdotti nella legislazione nazionale concetti già largamente utilizzati dalle normative regionali come quelli di compensazione e perequazione urbanistica, sussidiarietà che riorganizza i poteri dando contenuti alla competenza legislativa della Regione e lasciando in capo al Comune la competenza in materia di pianificazione urbanisti-ca. «La legge nazionale da maggio-re stabilità anche alle normative regionali varate», dice Lupi. Più controverso l'articolo 6 che elimina gli standard quantitativi (cioè la destinazione di una parte delle aree a interessi collettivi e pubblici) per passare a un concetto di servizi da fornire sulla base di «criteri prestazionali». Nella votazione in Aula di ieri sono stati approvati alcuni emendamenti del centro-sinistra che hanno contribuito a migliorare il testo: per esempio, quello di Mantini sull'abusivismo edilizio, che introduce la possibilità di sanzioni interdittive verso l'abusivista; o quello di Sandri (Ds) che ricomprende il paesaggio nel concetto unitario di Governo del territorio. E altre importanti novità approvate ieri in forma di emendamenti sono: l'introduzione del piano di coordinamento provinciale, che ridà peso alla Provincia; la riscrittura dell'articolo 11 sulla fiscalità urbanistica, mantenendo il concetto di delega al Governo per riscrivere le norme fiscali che impattano sul territorio; l'articolo I-bis sul glossario e sulle definizioni; l'articolo finale che esplicita l'abrogazione di numerosi leggi in materia urbanistica finora vigenti. Articolate le posizioni nel centro-sinistra. Pierluigi Mantini (Margherita) parla di «passo avanti e di testo in larga parte bipartisan», aggiungendo però che «non è riuscito ad affrontare alcuni nodi-chiave, come quello di regole generali di competizione e trasparenza nell'attività negoziale fra privati e amministrazioni pubbliche». Molto più critico Alfredo Sandri (Ds): «Non sono altro che alcune modifiche della legislazione urbanistica vigente: siamo di fronte all'ennesima occasione perduta per il Governo». Duro anche il giudizio di Tino Iannuzzi (Margherita) che bolla il testo come «confuso, deludente, privo di ogni risorsa finanziaria, limitato ai meri aspetti urbanistici, senza una visione di fondo equilibrata, di vera e completa tutela del territorio in tutti i suoi valori». Per Pietro Folena (Prc) è addirittura una «legge vergogna che lascia invariati gli strumenti di deregulation ambientale degli ultimi anni e favorisce una sorta di contrattazione tra Comuni e poteri forti (imprese, costruttori, ecc.) nella quale il Comune è spesso la parte debole e soccombente».