Un'attrice iraniana recita un lungo monologo di Penelope in occasione della visita del ministro dei Beni culturali Franceschini a Teheran Roma. Chissà se al ministro dei Beni culturali Dario Franceschini, il riformatore dei musei statali alle prese con una figuraccia internazionale perché qualcuno, a insaputa sua e del premier Matteo Renzi, ha pensato bene d'impacchettare i nudi dei Musei Capitolini per non turbare la visita del presidente iraniano Hassan Rohani, siano tornate in mente le immagini di quando era stato lui a essere accolto in Iran il 29 settembre scorso. Al Museo archeologico nazionale, all'inaugurazione della prima mostra di arte greco-romana mai tenutasi nel Paese asiatico, coorganizzata con Fondazione Prada, Musei Vaticani e Musei Capitolini, in occasione del rientro della «Penelope» di Persepoli, insieme alle tre copie dai Musei Vaticani e Capitolini, in prestito alla mostra milanese curata dal Salvatore Settis, quella sera, altro che scatoloni della censura, il ministro italiano ha potuto apprezzare pure la performance di una bella attrice iraniana che recitava in lingua farsi un lungo monologo di Penelope, ispirato a Omero, imitando i gesti delle statue. Erano questi gli oscurantisti da tutelare? E se la mostra iraniana si caricava di un messaggio di pace, perché Secondo Settis la statua della «Penelope» sarebbe stata, nella metà del V secolo a.C., un pegno di pace tra le civiltà belligeranti di Grecia e Persia, nell'Italia del XXI secolo, invece, le statue possono pure innescare la bagarre tra Governo e opposizione che chiede che sia aperta un'indagine interna.
Quando in Iran ci è andato Franceschini, altro che scatoloni
Il ministro dei Beni culturali italiano Dario Franceschini ha visitato Teheran e ha visto una mostra di arte greco-romana. Durante la visita, un'attrice iraniana ha recitato un lungo monologo di Penelope in lingua farsi. La statua della Penelope è stata considerata un pegno di pace tra le civiltà belligeranti di Grecia e Persia nel V secolo a.C. La mostra è stata aperta al pubblico e ha suscitato discussioni sulla censura e sulla libertà di espressione. Il governo italiano ha espresso preoccupazioni sulla presenza di statue che potrebbero essere viste come simboli di guerra. La mostra è stata coorganizzata con Fondazione Prada, Musei Vaticani e Musei Capitolini.
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