È vero : la cara vecchia Firenze dove vivevano i fiorentini e si faceva la spesa sotto casa, quella che il regolamento Unesco di Palazzo Vecchio vuole difendere arginando la deregulation commerciale, era meglio di questa, dove anche le case sono piene di turisti, e in strada si vende solo pizza a taglio. E però: basterà un regolamento a difendere il suo diritto di essere abitata da cittadini, anziché da gente con in mano un trolley? Prendiamo via de' Servi, via carovaniera del turismo più o meno organizzato, Duomo da una parte, Annunziata dall'altra, la mecca degli affari da transumanza. Un'occhiata alle campanelliere ed è subito chiaro che non sarà la battaglia degli albergatori a invertire la tendenza: «Chi affitta le case ai turisti? Qui, tutti» conferma il commesso della gioielleria Tempesti, negozio storico col polso della strada. Per capire basta leggere: al posto dei nomi dei residenti, sfilze di numeri, o nomi di monumenti 'Duomo', 'Annunziata', 'Ponte Vecchio' che nascondono case. Destinate non più al contratto quattro-più-quattro per inquilini standard (leggi: fiorentini), e nemmeno più agli studenti, ma al turismo di passo, grande vettore della rendita 2.0. Trasformato a sua volta, di massa ma più consapevole, perché raggiunto da un'offerta on line diretta, personalizzabile, raffrontabile, e sempre più cheap. E che ha capito che fra spendere una cifra per una pensioncina tre stelle, e piazzarsi allo stesso prezzo in un appartamento storico, o anche solo in una stanza, godendosi un autentico 'interno fiorentino', è meglio il secondo. Provare per credere. Ecco la casa di Eric Naselli, due camere doppie con bagno, salone e cucina, arredi superlusso a 250 euro a notte per quattro persone. Gestione in proprio, anche via web, «mai un problema» nemmeno con i coinquilini 'indigeni' che, si dice, reggerebbero male via vai, schiamazzi notturni e rumore dei trolley: «Al contrario, sono i turisti a lamentarsi, del caos della strada e dei cassonetti pieni». Per 100 euro a notte Giovanni Resta affitta per vacanze un miniappartamento vista Duomo prima occupato da studenti («loro sì una tragedia, sporchi, rumorosi, e pure morosi»): «È un peccato», lo ammette, che i residenti siano sempre meno: «Ma allora il Comune abbassi le tasse a chi resta in centro, apre negozi tradizionali, e ristruttura la casa per viverci», forse le cose cambieranno. Colpevole numero uno (parrebbe) della impropria consegna al turismo anche delle case qualunque, lui, il dominus del turismo on line: Airbnb. «Ma perché colpevole?» si chiede Sara B., madre di famiglia con casa in Presto di San Martino, molto gettonata su internet. «La clientela è selezionata, chi prenota paga tutto subito, ho già i soldi di chi arriverà a ottobre, Airbnb li trattiene a tutela dell'ospite, e se la casa è ok me li versa il giorno del suo arrivo». Nessuno che abbia mai dato noia ai vicini: «I clienti stanno fuori tutto il giorno e la sera vanno a dormire», non certo su e giù per le scale. Quanto al punto dolente, l'evasione del fisco, «è vero, molti fanno i furbi, ma come dappertutto», dice B., dotata di partita Iva e che paga «fino all'ultima tassa», più quella di soggiorno. «Invece di accusare chi fa da tramite, non è meglio migliorare i controlli?». E a conferma che frenare il trend sia illusorio quanto mettere il lucchetto al web, e che prima o poi anche chi protesta sarà costretto, per sopravvivere, a adeguare il proprio Dna, ecco le prime ibridazioni: le agenzie turistiche che promuovono Airbnb. «Vuoi affittare ai turisti? Diventa host di Airbnb, la piattaforma ideale per affittare la propria casa o stanza 365 giorni all'anno!» scrive sulla vetrina un'agenzia di via de' Servi, offrendo il suo servizio a chi non sa, o non vuole, fare da solo su internet. L'intermediazione che rimette il naso nell'offerta libera e diretta, che è il bello della rete, ma anche il faticoso, specie per chi, per la sua casa, rischia di avere una domanda no stop. E proprio perché è una casa.