La riforma del ministro prevede l'accorpamento dei due uffici ma intanto non risolve i problemi che si accumulano da anni Il ministro Franceschini rivoluziona il sistema delle Soprintendenze, ma con quali effetti positivi è tutto da verificare. La riforma che vedrà nascere in Sardegna due uffici misti a Cagliari e Sassari che accorperanno la Soprintendenza ai Beni Architettonici e Paesaggio con quella Archeologica arriva in un momento che definire tragico per il settore della tutela e valorizzazione dell'immenso patrimonio storico nazionale non è esagerato. Le due articolazioni periferiche sassaresi del ministero dei Beni culturali sono alla canna del gas: poche risorse, poco personale, pochi, anzi pochissimi, dirigenti. E senza uomini e soldi, dicono da anni gli addetti ai lavori, anche la migliore delle riforme rischia di naufragare senza nemmeno aver preso il mare. Senza contare che, a occhio, non sembra sarà facile attuare la promessa sbandierata di una riorganizzazione pensata soprattutto per consentire a cittadini e imprese «una notevole riduzione degli oneri burocratici». Vedremo perché. La riforma. Partiamo da un chiarimento. In Sardegna prima di un anno e mezzo fa esistevano quattro Soprintendenze: due archeologiche e due ai Beni architettonici con le rispettivi sedi a Sassari e Cagliari. Nord e Sud dell'isola perfettamente bilanciati, quindi. Poi ecco che il Capo di Sopra perde un pezzo. Le due Soprintendenze archeologiche vengono aggregate in una unica struttura regionale con sede principale a Cagliari mentre a Sassari resta una sede operativa. A Sassari che ha competenza ricordiamo su un territorio vatso e ricco che comprende anche Gallura e Nuorese, già quel cambiamento aveva comportato una serie di disguidi, primo fra tutti l'unificazione delle procedure che a distanza di 18 mesi ancora non è ancora completa. Senza contare che il referente, per tutto, era a oltre 200 chilometri di distanza. Ora quando la nuova articolazione territoriale entrerà in vigore, l'ufficio sarà uno solo. E in condominio. I primi effetti. Quel passaggio che faticosamente si stava concludendo ora si dovrà riproporre tra due uffici con competenze e professionalità differenti. E non sarà semplice. Nononostante la collaborazione tra Beni Architettonici e Archeologici sia un fatto assodato e positivo, è cominciato comunque a nascere il sospetto che in tutta la partita a "perderci" sarà la tutela (leggi il settore archeologico) del patrimonio. Anche in termini di incarichi per gli archeologi. Musei contro scavi. La logica della riforma sembrerebbe piuttosto quella del risparmio. E un'altra delle paure che alberga è che la fusione delle Soprintendenze sia stata ideata per destinare più risorse ai Poli museali, che a Nord come a Sud dell'isola, per ora si trovano sguarniti nella stragrande maggioranza, di dirigenti. Illazioni? Spesso a pensar male ci si azzecca. La burocrazia. Dario Franceschini ha detto che con l'unione delle Soprintendenze si semplificherà il rapporto con i cittadini: non sarà più necessario presentare due domande distinte per un permesso, la richiesta e la risposta saranno uniche. Però gli uffici dovrebbero essere accorpati in un'unica sede, se davvero si vuole facilitare l'utente. Ma soprattutto le rivoluzioni sono inutili se poi i tempi per ottenere una risposta saranno esattamente gli stessi. Perché non è modificando una macchina che si acquista velocità. Bisogna metterci benzina.