Se non fosse stato per due archeologhe siciliane, quella bella testa riccioluta di terracotta acquistata trent'anni fa per ben 530 mila dollari dal collezionista americano Maurice Tempelsman sarebbe rimasta per sempre patrimonio del Paul Getty Museum di Malibù. E invece un piccolo ricciolo azzurro recuperato tra i tanti reperti custoditi nei magazzini del museo di Aidone ha incredibilmente riaperto la strada al rientro in Sicilia di un altro dei tesori di Morgantina, una delle più grandi aree archeologiche della Sicilia depredata dai tombaroli che hanno piazzato i pezzi di maggior pregio, a cominciare dalla Venere, a collezionisti di tutto il mondo.È grazie al lavoro di Lucia Ferruzza, archeologa dell'assessorato regionale ai Beni culturali con un incarico al Paul Getty Museum, e di Serena Raffiotta, figlia dell'ex procuratore di Enna Silvio Raffiotta (il primo ad avviare indagini sul business del traffico di reperti razziati a Morgantina), che il museo californiano ha dovuto ammettere che la meravigliosa Testa di Ade proveniva dal sito siciliano. E l'impegno a restituirla, preso a gennaio di tre anni fa, si è concretizzato finalmente ieri mattina quando "Barbablù" (come è soprannominato il reperto) è stato consegnato a Los Angeles a rappresentanti della procura di Enna e del nucleo tutela patrimonio artistico di Palermo alla presenza del console generale d'Italia, Antonio Verde. Una via "diplomatico giudiziaria" al rientro in Sicilia ( previsto per domani) scelta per superare l'impasse del pagamento, da parte del museo di Malibù, dei consistenti oneri doganali previsti in casi del genere. Quando, nel 2005, mentre prepara la sua tesi di specializzazione, Serena Raffiotta tira fuori dai magazzini del museo di Aidone quel curioso ricciolo azzurro staccatosi dalla fluente barba della testa di Ade, statua policroma di età greca ellenistica, a Roma il processo al trafficante americano di opere d'arte Robert Hecht apriva la strada all'accordo tra il ministero dei Beni culturali e alcuni musei americani per la restituzione all'Italia di quelle opere d'arte che come avevano testimoniato alcuni tombaroli pentiti erano stati trafugati e rivenduti oltreoceano: dal tesoro di Eupolemo alla Venere. Arrivata a Malibù più o meno contestualmente alla Venere, nelle vetrine del museo americano la testa di Ade fu etichettata come "Head of a God, probably Zeus" e lì è rimasta per quindici anni fino a quando viene esibita ad una mostra dal titolo "The color of life" proprio per i singolari colori della barba di terracotta. È in quell'occasione che Lucia Ferruzza si accorge dell'impressionante somiglianza con quel ricciolo che aveva visto nella pubblicazione nel frattempo edita dalla Raffiotta. E immediato nasce il sospetto che, così come per la Venere, anche la testa di Ade fosse stata trafugata da Morgantina e arrivata a Malibù per i canali del mercato nero. Una mostra organizzata nel 2010 al Paul Getty in collaborazione con la Regione Siciliana, in cui viene esposta anche la testa, crea le premesse per il ritorno in Sicilia di questo reperto. E dopo il ritrovamento ancora nei magazzini di Aidone di altri tre riccioli (due azzurri e uno rosso)il museo americano, in ossequio a quell'"operazione trasparenza" siglata anni prima con le autorità italiane, annuncia la restituzione "volontaria" all'Italia della magnifica terracotta.