Perché la strada che interseca via Maqueda si chiama così? Tutto dipende da una piccola statua che adesso è dimenticata in un deposito È UNA delle poche arterie cittadine che può vantare una certa "anzianità" e una lunga storia. Pur posizionata nel cuore del degradato centro antico confinante con il non più esistente quartiere Conceria, raso al suolo durante il ventennio fascista e ricostruito con stili edilizi totalmente diversi da quelli primitivi nel decorso dei secoli, la via Bandiera non ha subito rilevanti modifiche. L'originario tracciato e la sua ricca cornice costituita da non pochi pregevoli palazzi nobiliari e borghesi, sembrano resistere all'usura del tempo. La quale, invece, unitamente ai nuovi assetti socio-economici, ha avuto pesanti conseguenze sulle attività commerciali ed artigianali ormai assai ridimensionate. Se "mutilazioni" urbanistiche ci sono state, queste hanno interessato, in tempi diversi, piccole porzioni di strada ricadenti a monte e a valle. Per effetto della costruzione di via Maqueda (1600), via Bandiera è stata irrimediabilmente "separata" da via Sant'Agostino. Mentre, quale conseguenza del prolungamento della via Roma, avvenuta nei primi decenni del 1900, non "sbocca" più direttamente su piazza San Domenico. Per quanto concerne il nome attribuito alla storica via, c'è da evidenziare che già nel XV secolo esisteva, sia pure con una leggera variazione linguistica: "vico della Bandera". Ancor prima era, però, denominata via "Militare", in quanto abitata da soldati (e famiglie) in servizio presso il Castello a mare, e poi "strada del Pizzuto" in omaggio al protomedico Paolo Pizzuto che in quel luogo aveva fatto edificare la sua dimora. Ma da dove deriva lo specifico toponimo "Bandiera"? Quasi sicuramente (tralasciando altre minoritarie versioni) per l'esistenza, in quella trafficata antica arteria, di una bandiera di ferro, distinto ornamento di un puttino di marmo bianco. La scultura era situata a un'altezza di oltre dieci metri, su una mensola (tuttora esistente) ad angolo del prospetto del palazzo, compreso fra via Bandiera e via Giuseppe Patania (civico 83), appartenuto nel XVI secolo al protomedico Vincenzo Tantillo e, successivamente, dalla prima metà del 1800, ai notai Lionti. Il puttino sorregge uno scudo nel quale sono ben scolpiti i simboli araldici (una mano tra due stelle) del nobile casato dei Tantillo e la seguente scritta in latino: "En qui tant, potuit G.V.T.". Quell'opera d'arte, di cui non si conosce il nome dell'autore, per oltre quattrocento anni ha costituito un importante "pezzo di storia" da tutti apprezzato. Fino a quando, nel 1989, mani "ignote" hanno provveduto a "sottrarla" al pubblico godimento. Qualcosa, però, non dovette andare per il verso giusto se, poco tempo dopo, la refurtiva fu ritrovata, un po' danneggiata, e consegnata alla soprintendenza dei beni culturali di Palermo. Dopo un accurato restauro, la preziosa statuetta, a quanto pare, si trova in deposito nel sito museale di Palazzo Abatellis. Fino a quando? Come sarebbe bello, adottando le necessarie moderne misure di sicurezza e superando le immancabili difficoltà burocratiche, se il puttino (e relativa bandiera) venisse ricollocato, con procedura d'urgenza, sul "vuoto" piedistallo ridotto a desolato arredo di un edificio, già nobiliare, che tuttavia non merita di essere dimenticato. Come la non più vivace sottostante medievale strada.
Storia del puttino rubato e ritrovato che ha dato il nome a via Bandiera
La via Bandiera di Palermo è una delle poche arterie cittadine con una lunga storia. La sua denominazione deriva da una piccola statua di un puttino di marmo bianco che sorregge una bandiera di ferro con simboli araldici del casato dei Tantillo. La statua era situata su un piedistallo nel palazzo dei notai Lionti e fu apprezzata per oltre 400 anni. Nel 1989, la statua fu rubata, ma fu ritrovata poco dopo e restaurata. Oggi, la statua si trova in deposito nel museo di Palazzo Abatellis. La via Bandiera è stata "separata" da via Maqueda e via Sant'Agostino a causa di costruzioni e prolungamenti di altre vie.
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