Pochi visitatori per capolavori apprezzati in tutto il mondo ma in siti lontani dalle città e collegati male È l'Isola del tesoro perduto. Perduto tra siti difficilmente raggiungibili, lontani chilometri dai centri più grandi della Sicilia. Pochi visitatori per capolavori apprezzati in tutto il mondo e che all'estero vengono ammirati da migliaia e migliaia di persone. Ma i direttori dei musei sono concordi: «Devono stare qui, valorizzano il territorio». E così si arriva a contare circa 10 visitatori al giorno per la Phiale di Caltavuturo, ospitata nell'area archeologica Himera di Termini Imerese. Era costudita da un collezionista di New York e dal 1999 si trova a 47 chilometri da Palermo, in un luogo raggiungibile solo con l'auto. Nel primo semestre del 2015, secondo i dati forniti dall'assessorato regionale ai Beni culturali, sono stati staccati nell'area 1902 biglietti, 56 in meno rispetto allo stesso periodo del 2014. Totale incasso: 893 euro perché a pagare sono stati soltanto in 454. Ad Aidone tornerà presto la Testa di Ade, lì dove sono custoditi la Dea di Morgantina e gli Acroliti, prima esposti anche loro al Getty museum di Malibù. Nei corridoi del museo ennese ci sono pure gli argenti, anche se adesso sono in mostra al Metropolitan di New York, grazie a un accordo di scambio firmato negli anni scorsi dal ministero dei Beni culturali. Ci vogliono due ore e trenta per raggiungere la zona archeologica di Morgantina da Palermo, un'ora e mezza da Catania. Ci sono andate 14 mila persone nel primo semestre dell'anno scorso, soltanto due mila paganti per un incasso di 20 mila euro. Di certo non influisce soltanto la posizione geografica. La villa romana del Casale di Piazza Armerina 16 chilometri di distanza da Aidone è riuscita ad attrarre quasi 163 mila visitatori per un incasso di più di un milione di euro, nei primi sei mesi del 2015. «In Sicilia è stata fatta una politica di diffusione dei musei per valorizzare i territori della regione. Più che centralizzare, bisognerebbe spendere nelle infrastrutture e accorciare le distanze», ragiona Francesca Spatafora, direttrice dell'Antonino Salinas di Palermo. «Le strutture più grandi nell'Isola sono quella che io guido e il Paolo Orsi di Siracusa e vi assicuro che non avremmo lo spazio per ospitare altre opere. Va fatto un altro discorso: nei grandi musei dovrebbero esserci materiali che incentivino a visitare i capolavori sparsi nelle altre provincie e bisognerebbe lavorare per entrare nei circuiti turistici», conclude la Spatafora. Da Aidone a Mazara del Vallo, dalla dea di Morgantina al Satiro danzante. A Marsala, da gennaio a giugno dello scorso anno, 20.288 persone hanno ammirato la statua greca, ritrovata nel Canale di Sicilia nel 1997. Incassati 55 mila euro in sei mesi. A Palermo sarebbe contemplato da più gente? «No», risponde secca Paola Misuraca, a capo della soprintendenza di Trapani, ente da cui dipende il museo. «Nel capoluogo siciliano, palazzo Abatellis ha poche centinaia di visitatori in più rispetto a noi. Evidentemente non è questa la soluzione», continua la soprintendente che ha appena finito i lavori per la climatizzazione e il nuovo allestimento, con fondi Ue. «Se qui togliessero il Satiro potrebbe scoppiare la rivoluzione. Mazara è il Satiro», conclude la Misuraca.