GROSSETO Comune di Grosseto, ministero della Difesa e Agenzia del demanio lavoreranno insieme per dare nuove funzioni e nuovo valore ad aree di proprietà statale, militari in particolare, che si trovano sul territorio comunale e che i militari non ritengono più necessarie alle proprie finalità istituzionali. Un anno di lavoro a ritmo serrato ha consentito di arrivare alla firma, a giorni, di un protocollo di intesa, tra ente locale e amministrazioni statali, finalizzato proprio a recuperare, valorizzare e razionalizzare alcuni immobili di proprietà dello Stato che sono stati individuati. Per un anno, infatti, l'assessore al patrimonio Paolo Borghi e il dirigente Nazario Festeggiato hanno fatto la spola tra Grosseto e Roma per cercare di individuare, insieme al ministero della Difesa e all'Agenzia del demanio, alcune aree e immobili oggi sottoutilizzati, di proprietà dello Stato. L'accordo riguarda cinque aree. Prima di tutto una porzione di circa 20 ettari della caserma Barbetti, meglio conosciuta dai grossetani come "deposito artiglieria", la struttura militare che si trova in via Senese. Il secondo bene preso in considerazione è una porzione di circa 5-6 ettari dell'area logistica dell'Aeronautica Militare a Marina di Grosseto (lato destro della strada che porta a Castiglione della Pescaia), anche questa come la caserma Barbetti, considerata non più necessaria ai fini della difesa. Ambedue le strutture avranno bisogno di un'apposita variante urbanistica sulla base di quelle che saranno le intenzioni di trasformazione da parte del ministero della Difesa che ne resta proprietario. Terza area presa in considerazione è il cosiddetto compendio "Vivarelli" di via Mazzini, ad oggi parzialmente utilizzato dall'esercito, e che potrebbe entrare nella disponibilità del Comune. C'è, poi, il poligono in via del Tiro a segno e l'immobile, di proprietà del Comune, che ospita la caserma dei Carabinieri a Marina di Grosseto e che potrebbe essere ceduto allo Stato in cambio di altri immobili come, per esempio, la fortezza di Marina. Si tratta di un percorso di collaborazione tra le istituzioni che ha l'obiettivo di riorganizzare il patrimonio immobiliare pubblico con il ministero della Difesa che punta a una migliore utilizzazione delle infrastrutture militari, anche dismettendo immobili non più necessari, e il Comune che ha l'obiettivo di avere la disponibilità di alcuni immobili e valorizzare urbanisticamente alcune aree in coerenza con gli indirizzi di sviluppo della città. «Possiamo decidere, insieme a ministero della Difesa ha spiegato il sindaco Emilio Bonifazi di utilizzare alcune aree a beneficio della comunità. Non era stato possibile farlo in sede di programmazione urbanistica, ma adesso, in virtù di questo percorso fatto dall'assessore Borghi, che si è rapportato, con gli organi politici, siamo riusciti a ottenere un ottimo risultato». «Abbiamo individuato tutta una serie di beni che i militari in ritengono più necessari per le proprie attività istituzionali ha spiegato Borghi beni immobili, collocati anche in zone centrali, che senza questa iniziativa, rischiavano l'abbandono perché lo Stato ha sempre meno risorse per le manutenzioni». Invece, dalla valorizzazione degli immobili non solo sarà possibile evitare situazioni di degrado in città, ma il Comune si vedrà riconosciuto un introito pari a una percentuale dal 5 al 15 del nuovo valore acquisito dagli immobili stessi.