NEL «cortocircuito burocratico » (copyright Francesco Rutelli) che avrebbe prodotto l'oscuramento delle statue ai Musei Capitolini, un ruolo di primissimo piano lo avrebbero giocato insieme alla responsabile del Cerimoniale di Stato due alti dirigenti comunali: il capo del Cerimoniale Francesco Piazza, ma soprattutto il sovrintendente ai Beni culturali Claudio Parisi Presicce. Il quale e non è per nulla un caso ieri all'ora di pranzo è stato convocato d'urgenza a Palazzo Senatorio per un faccia a faccia con la vicaria Iolanda Rolli. Almeno un paio d'ore di colloquio nel corso del quale il braccio destro del prefetto Tronca ha preteso un resoconto dettagliato dei sopralluoghi e delle disposizioni impartite per l'allestimento del percorso e dell'Esedra dove lunedì il premier Renzi e il presidente iraniano Rouhani hanno tenuto la conferenza stampa congiunta, anticipando l'ordine che il commissario straordinario gli avrebbe fatto pervenire di lì a poco. Ovvero di presentare, nel più breve tempo possibile, una relazione scritta sulla vicenda. Compresa la decisione di chiudere per tutto il pomeriggio l'intero museo, scatenando l'ira dei turisti. Ha intenzione di andare fino in fondo, il prefetto Tronca. Di avviare, così come stabilito dal premier Renzi a Palazzo Chigi, un'indagine interna per ricostruire la catena delle responsabilità anche in seno al Campidoglio. Capire che cosa non ha funzionato e perché. A chi è venuta l'idea di impacchettare i marmi, con che criterio sono state individuate le sculture da velare, chi è stato informato su quella che l'ex sindaco Rutelli non ha esitato a definire «una profanazione della cultura, un sacrilegio, una pazzia assoluta, un fatto di una gravità colossale, che rimarrà nelle guide turistiche ». Perché se come ha detto il ministro Franceschini «né io né Renzi sapevano nulla» e ciò nonostante il Codice dei Beni Culturali imponga che sia la soprintendenza statale ad autorizzare «l'esecuzione di opere e lavori di qualunque genere sui beni culturali », ancorché temporanei (art. 21): una richiesta in realtà mai arrivata significa che qualcuno in Campidoglio si è assunto l'onere di permettere l'installazione dei pannelli di copertura intorno alle statue. Eseguita, tra l'altro, dalla ditta che ha allestito l'ultima mostra di Raffaello. Racconta un funzionario della soprintendenza a patto dell'anonimato: «Parisi Presicce non poteva non sapere: è stato lui, insieme a Piazza, a condurre i vari sopralluoghi prima dell'evento, che inizialmente doveva tenersi nella Sala della Protomoteca, poi scartata a favore del l'Esedra perché più scenografica». E che ci sia il suo zampino lo confermano le procedure non codificate seguite in questi casi. «Ai Capitolini sono venuti diversi capi di Stato, dalla regina Elisabetta agli Obama», prosegue il funzionario: «A individuare percorso e allestimento, insieme ai servizi di sicurezza e al Cerimoniale italiano quando necessario, è sempre il "padrone di casa". Conosce gli ambienti, sa quali sono i più adatti. Tra l'altro Presicce era reduce da un viaggio in Iran: niente di più facile che sia stato lui a suggerire di coprire le statue».