Dopo la denuncia de «l'Unità» i Ds chiamano in causa Siniscalco BEN 396 immobili stanno per essere venduti molto al di sotto delle quotazioni di mercato. Chi ci rimette è lo Stato. InParlamento lo scandalo degli immobili Alla Camera i Ds hanno chiesto al ministro Siniscalco di bloccare l'intera operazione C'è attesa per la sentenza del Tar del Lazio sul ricorso presentato dagli enti previdenziali Arriva in Parlamento il «grande affare» dei palazzi delle sedi degli Enti. Il gruppo Ds chiede al ministro Siniscalco di bloccare l'intera operazione che finirebbe per favorire banche e palazzinari. Su tutta la vicenda dovrebbe pronunciarsi nelle prossime ore il Tribunale amministrativo. A ricorrere sono stati i Civ (Consigli di indirizzo e vigilanza) degli stessi Enti. MALAFFARE L'esproprio coatto degli immobili di Inps, Inail e Inpdap, il regalo che il governo Berlusconi ha ideato per banche e immobiliaristi, approda oggi in Parlamento.Con il gruppo Ds che in un question time alla Camera chiede al ministro Siniscalco di bloccare l'intera operazione. A meno che non ci pensi il Tribunale amministrativo, la cui sentenza è prevista da un giorno all'altro.Aricorrere sono stati iCiv (Consigli di indirizzo e vigilanza) degli stessi Enti. Sulla vicenda le pressioni si moltiplicano e si fanno sempre più forti, e come potrebbe essere altrimenti? Poniamo il caso che l'operazione di vendita venga bloccata dal Tar: il governo che ha già incassato dalle banche l'anticipo della vendita degli immobili per contabilizzarlo in Finanziaria, si ritroverebbe appunto con una manovra completamente sballata, dovrebbe restituire oltre 3 miliardi di euro alle banche coinvolte, e pagare loro pure una consistente penale. «Ma anche nel caso opposto, se cioè l'operazione venisse sciaguratamente avallata - dice Pietro Gasperoni, primo firmatario dell'interrogazione - è impossibile pensare di non candidarsi al riacquisto degli immobili. L'Inail, in particolare, è un'assicurazione, ha assoluto bisogno di un patrimonio di garanzia». Verissimo, ma sarebbe anche la vera quadratura del cerchio: lo Stato che si ricompra due volte gli stessi uffici. L'interrogazione muove dalla denuncia che 396 immobili fino al dicembre scorso di proprietà degli Enti previdenziali (ora trasferiti al Fip, il Fondo immobiliare e affittati all'Agenzia del Demanio) stiano per essere «svenduti a prezzi di realizzo scandalosamente al di sotto delle quotazioni di mercato». Viene citato il caso degli uffici Inpdap in pieno centro a Roma, a due passi dalla chiesa di Santa Croce in Gerusalemme, ceduti ad un prezzo medio di 1.700 euro al metro quadrato, mentre i prezzi di mercato nel quartiere si aggirano sui 10mila euro al metro quadro. E anche il caso dei 43 edifici Inps in varie città italiane, valutati per un valore di trasferimento pari a 667 milioni, a fronte di un valore catastale di 902 milioni: il 27 in meno. Quanto agli immobili Inail, prezzi inferiori a quellii di mercato di almeno 145 milioni. Siniscalco, come prevede la procedura, dovrà rispondere immediatamente all'interrogazione. E non è certo la prima volta che gli viene chiesto dall'opposizione di chiarire e bloccare l'intera operazione, (Vincenzo Visco mesi fa fece fuoco e fiamme,ma non gli vennemai risposto), che inizialmente aveva suscitato parecchi mal di pancia anche all'interno della stessa maggioranza, in particolare in An (che però si è presto allineata, vinta dalla necessità del governo di incassare denaro). «Oltretutto - dice ancora Gasperoni - all'inizio Siniscalco l'aveva presentata come molto diversa rispetto a come si è rivelata poi. Prendiamo la manutenzione: Siniscalco ci ha sempre detto sarebbe stata a carico dei nuovi proprietari, e invece adesso scopriamo che resta sulle spalle degli Enti. Il che ovviamente aggrava i loro problemi di tenuta contabile». Questioni contabili, e questioni politiche. C'è il fatto evidente che un'operazione del genere, che impoverisce gli Enti previdenziali pubblici, è di contrasto un proporzionale rafforzamento delle assicurazioni private. E c'è di più: «Gli Enti previdenziali sono sempre stati parti fondamentali del welfare - chiude Gasperoni - Se diventano solo strumenti del governo significa che in Italia cambia radicalmente l'intera idea di welfare».