Da piazza del Collegio Romano alle Soprintendenze di tutta Italia c'è preoccupazione per la nuova riforma dei Beni e delle attività culturali, la seconda in poco più di un anno che passa sotto il nome del ministro Franceschini, il quale l'ha firmata ieri assieme al premier Matteo Renzi. Una rivoluzione che prende le mosse da una norma inserita nella legge di Stabilità dello scorso dicembre, che dava il via libera alla riorganizzazione del ministero "anche mediante soppressione, fusione o accorpamento degli uffici dirigenziali". Basta che non ci siano costi aggiuntivi per lo Stato e il tutto si può fare con decreto del ministro, senza discuterne in Parlamento. Tre uffici in uno Nel 2014 erano già state fuse le Soprintendenze ai beni storico-artistici con quelle ai beni architettonici. Si erano salvate le Soprintendenze archeologiche, con un sospiro di sollievo da parte di chi vedeva in quegli accorpamenti una minaccia alla tutela del patrimonio da parte di uffici già in affanno per mancanza di personale. In ogni caso si arrancava ancora per adeguarsi al cambiamento ed ecco arrivare la nuova revisione: in tutta Italia le Soprintendenze archeologiche diventano tutt'uno con quelle alle belle arti e paesaggio, frutto della fusione precedente, cui era piaciuto riesumare la dicitura retrò di belle arti, chissà, forse con l'intento di rassicurare. Saranno soprintendenze "miste" che dovranno occuparsi di tutto. Nel rimetterci mano, il ministro parla di continuità e assicura che la riforma renderà le procedure più snelle in tutti i casi in cui sono richiesti pareri e autorizzazioni per interventi su aree o edifici vincolati. E se nel suo "Stil Novo" Matteo Renzi definiva la parola "soprintendente" come "la più brutta del vocabolario della burocrazia", sul campo ne cadono dieci, di soprintendenze, con relative teste. Una sforbiciata che si intreccia pericolosamente con la riforma Madia sulla pubblica amministrazione che questa estate, nel rapporto tra enti pubblici, ha reintrodotto il famigerato principio del silenzio-assenso: se entro 90 giorni la Soprintendenza non si esprime, la mancata risposta diventa automaticamente un "sì, si può fare". Il combinato disposto fa temere conseguenze nefaste, anche perché per ora sembra rimasto inascoltato l'appello che mesi fa un gruppo di intellettuali tra cui Salvatore Settis, Stefano Rodotà, Tomaso Montanari e Carlo Ginzburg, aveva rivolto al presidente Mattarella e allo stesso ministro Franceschini contro il silenzio-assenso e per scongiurare il più "grave attacco al sistema della tutela del paesaggio e del patrimonio culturale mai perpetrato da un governo della Repubblica". Altri musei speciali In omaggio alla spending review diminuiscono le poltrone? Non si può dire nemmeno questo. Di soprintendenze se ne conteranno 39, ma spuntano nuovi posti di vertice. Vengono infatti istituiti dieci nuovi enti e musei di "rilevante interesse nazionale", che saranno autonomi e guidati da direttori scelti con bando internazionale. Tra questi, oltre al Museo nazionale romano (con il rango di direzione generale), il complesso della Pilotta a Parma, il museo storico e il Castello di Miramare a Trieste e perfino l'Appia Antica. E soprattutto per quest'ultimo caso gli ambientalisti si chiedono che senso abbia andare a caccia di teste all'estero per rilanciare una zona che certo non vive di biglietti di ingresso e su cui si concentrano forti appetiti speculativi. Gli archivi Nel fare e disfare, si sdoppiano di nuovo le soprintendenze archivistiche e gli archivi di Stato che erano stati unificati appena un anno fa. La controriforma produce effetti surreali. La soprintendenza archivistica di Bologna, che aveva appena dismesso i suoi locali per traslocare presso l'archivio di Stato di Bologna, deve tornare indietro e cercare casa.
Sovrintendenze unificate. Risparmio zero, tutele pure
Il ministro Franceschini ha firmato una riforma dei Beni e delle attività culturali, che prevede la fusione delle Soprintendenze ai beni storico-artistici con quelle alle belle arti e paesaggio. Le nuove soprintendenze "miste" dovranno occuparsi di tutta la tutela del patrimonio culturale. La riforma è stata accolta con preoccupazione da parte di molti, che temono che la fusione possa minacciare la tutela del patrimonio. Il ministro ha assicurato che la riforma renderà le procedure più snelle, ma molti sono preoccupati per il futuro della tutela del patrimonio culturale.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo