«LA CHIUSURA della soprintendenza archeologica di Taranto non ha natura punitiva nei confronti della città, bensì è parte di un disegno complessivo di ripensamento del sistema della tutela in Italia». A rivendicarlo è Giuliano Volpe, che di mestiere fa l'archeologo e, docente all'Università di Foggia in tale disciplina, è anche presidente del Consiglio superiore beni culturali e paesaggistici del Mibac. D'accordo, professore. Ma i malumori espressi da più parti cominciano proprio dalla critica all'accorpamento delle competenze. Che ne dice? «Le critiche sono legittime, ma resto convinto della necessità di una tutela organica e globale dell'intero patrimonio che superi l'attuale frammentazione. Com'è possibile tutelare il patrimonio archeologico separandolo dalle architetture o, ancor di più, dal pesaggio? Un approccio globale è non solo il più efficace e anche innovativo dal punto di vista metodologico, ma consente ai cittadini, agli enti locali, agli imprenditori di avere un unico interlocutore mettendo fine a quella sovrapposizione di pareri e autorizzazioni che spesso ha provocato ritardi, incomprensioni e ricorsi». Fatto sta che la tradizione di oltre un secolo della soprintendenza archeologica viene interrotta. «Come studioso e come archeologo dispiace anche a me moltissimo, avendo io anche un dottorato in archeologia della Magna Grecia ed essendomi dunque formato anche seguendo i convegni di Taranto, ma voglio precisare che il museo archeologico nazionale di Taranto è stato recentemente promosso, ricevendo un direttore dirigente pari grado di un soprintendente e ottenendo autonomia amministrativa e scientifica. Non solo. A Taranto resterà comunque attivo un importante ufficio della soprintendenza: in una logica di distribuzione territoriale si è ritenuto pertanto di assegnare le sedi della soprintendenze a Bari, Lecce e Foggia in quanto riferimento dei tre ambiti storici in cui si articola la Puglia: Peucezia, Messapia e Daunia». E la Magna Grecia? «Continuerà ad avere nel museo di Taranto il suo riferimento più importante. Resto peraltro convinto che si debbano trovare altre soluzioni per sostenere e rilanciare il ruolo culturale di Taranto. Ho proposto al ministero e alla Regione l'organizzazione di una grande mostra archeologica sulla Puglia, da allestire proprio a Taranto, e spero che possa essere realizzata al più presto. Da anni propongo di istituire sempre a Taranto una scuola di specializzazione in archeologia delle quattro università pugliesi. Credo, insomma, che possano esserci interventi altrettanto importanti per fare di Taranto la capitale della cultura non solo per un anno». Ma non le pare, in questo senso, che invece di eliminare un'istituzione culturale qualcosa si sarebbe invece dovuto aggiungere? «L'alternativa sarebbe stata stabilire la sede della soprintendenza unica a Taranto, ma questo avrebbe significato sguarnire Lecce e tutto il Salento di un punto di riferimento istituzionale nella tutela dei beni culturali. Ci saremmo così dovuti legittimamente aspettare le proteste di Lecce, che certo può vantare un patrimonio culturale altrettanto importante. La soluzione adottata mi sembra dunque la più equilibrata, anche sotto questo profilo». (a.d.g.)
TARANTO - "Una scelta giusta per valorizzare tutto il patrimonio di questa terra"
La soprintendenza archeologica di Taranto è stata chiusa, ma non è una mossa punitiva. È parte di un piano più ampio per riformare il sistema di tutela dei beni culturali in Italia. Giuliano Volpe, presidente del Consiglio superiore beni culturali e paesaggistici, sostiene che la chiusura è necessaria per una tutela globale e innovativa. Volpe critica la frammentazione attuale e sostiene che un approccio unico aiuta a risolvere problemi come il pesaggio e le sovrapposizioni di pareri. Il museo archeologico nazionale di Taranto è stato promosso e otterrà autonomia amministrativa e scientifica. Un ufficio della soprintendenza resterà attivo a Taranto.
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